venerdì 27 maggio 2016

A Dakar



Il taxi è il mezzo più utilizzato e tutto sommato più veloce per muoversi a Dakar. Ce ne sono tantissimi, sono gialli come i taxi di New York   anche se un po' più sgarruppati, e come a New York girano in continuazione.





Basta mettersi sul bordo della strada e alzare il braccio,














in meno di un minuto sicuramente uno di loro si ferma e ti chiede dove devi andare. Il tassametro non esiste e l’errore più grosso che può fare l’ingenuo turista è salire a bordo senza aver prima contrattato, infatti il tassista spara sempre una cifra sconsiderata e bisogna essere ben preparati per fronteggiare l'attacco.  Di solito, se il passeggero è sufficientemente agguerrito e disposto a rischiare di essere lasciato a piedi (ma succede raramente, e in ogni caso un secondo taxi è sempre in arrivo), l’accordo si raggiunge abbastanza in fretta.
Come in tutte le grandi città, ma forse nelle città africane ancora di più, il traffico è caotico e rumoroso


































e   i tempi di percorrenza si allungano di parecchio, ma d'altra parte la puntualità qui non è considerata un imperativo categorico, e poi questa è  anche un'ottima  maniera per  osservare da una postazione privilegiata   tutto il baillamme colorato che si srotola  lungo la strada.



Infatti  sembra che  ogni singolo abitante abbia  qualcosa da vendere, e visto che soltanto  pochi possono disporre di un vero negozio, il commercio si può svolgere tranquillamente  sullo spartitraffico senza che nessuno trovi qualcosa da ridire.
  































Viaggiando per i quartieri ci si rende conto anche che gli artigiani non sono una razza estinta 


e si  capisce anche che, se non si vuole puzzare di gas di scarico,  è buona norma non portare  il bucato in certe lavanderie 

3 commenti:

Nela San ha detto...

Post colorato e colorito, proprio come s'addice a certa Africa.

Gracie ha detto...

Ecco dov'eri sparita....grazie per avermi fatto conoscere un posto nuovo...

Dede Leoncedis ha detto...

Gracie è stata una battuta d'arresto, una pausa di riflessione, un ripensamento o chissà cosa. Ma ora sono ritornata

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