lunedì 23 marzo 2015

Amedeo Modigliani - Terza parte

A Modì piacciono le donne e le donne lo ricambiano generosamente. Forse non tiene neppure  il conto di quante ne ha avute  e  quante ha allegramente messo nei pasticci per poi  mollarle a sbrigarsela da sole.
Mille sono scivolate via come acqua fresca ma  con almeno quattro donne la storia è di quelle che lasciano il segno . 
Anna Achmatova, per esempio. Naso aquilino frangetta nera  e figura flessuosa,



Anna nel 1910 ha vent'anni ed è in luna di miele a Parigi   col neo marito Nikolaj   quando durante una serata a La Rotonde conosce Modigliani. Si intendono subito, si rivedono, passeggiano parlando di poesia e forse niente di più,  poi lei  deve tornare col marito  a San Pietroburgo.  Modì le scrive almeno duecento lettere fino a che l'anno dopo lei è di nuovo  a Parigi. Da sola.
Stavolta è sicuro che si amano, e lui la ritrae in splendidi  disegni. Pochi essenziali tratti di matita che dicono tutto.

Mi disegnava a casa mia e mi regalava questi disegni. Ne ricevetti sedici. Mi chiedeva di metterli in cornice e di appenderli nella mia stanza a  Carskoe Selo. E lì furono distrutti nei primi anni della rivoluzione. Si salvò quello che meno degli altri fa' presentire i futuri nudi.




La  storia dura pochi mesi ma Anna non dimenticherà mai il  bel pittore italiano

Parigi è una nebbia scura
e forse ancora impercettibilmente 
Modigliani mi segue
Possiede la triste virtù
di portare disordine anche nei miei sogni
e di essere causa delle mie innumerevoli sfortune.


Beatrice Hastings piomba nella vita di Modigliani intorno al 1914. Lei  è una donna libera e  ricca,  e anche   bella e intelligente. La convivenza dura un paio d'anni durante i quali lui la dipinge in una decina di quadri.



In uno di questi, che Modigliani intitola ironicamente Madame Pompadour,  Beatrice sfoggia uno dei  vistosi cappellini carichi di piume e pennacchi per cui va famosa.


Tra un quadro e l'altro ci scappano una gravidanza interrotta al terzo mese e innumerevoli  scenate violente insulti e  schiaffoni, preferibilmente  in un qualche locale pubblico, fino a che dopo l'ennesima lite con sedie sfasciate contro il muro lei se ne va definitivamente.
Simone Thiroux è una studentessa di medicina canadese, ha  diciannove anni ed è già malata di polmoni quando da Lille arriva a Parigi  nel 1916. Alle lezioni alla Sorbona preferisce i tavolini della Coupole 



dove prima o poi  è facile incontrare qualcuno dei trentamila artisti (non ho sbagliato a scrivere, sono proprio trentamila) che vivono  in quegli anni nella Ville Lumière.
Incontra Modigliani e se ne innamora in maniera devastante. Lui  non è  più il giovanotto educato e ben vestito di qualche anno prima, si ubriaca tutte le sere fino a svenire e sovente passa la notte in guardina per disturbo alla quiete pubblica e lei che ha l'animo di una Florence Nightingale si illude di salvarlo. In pochi mesi lui la mette incinta  e poi  la scarica.
Lei gli scrive

Io vi ho troppo amato e soffro tanto da reclamare questa cosa come una supplica...
la salute è pessima, la tubercolosi sta facendo tristemente il suo lavoro
vorrei semplicemente un po' meno odio da parte vostra
consolatemi un poco,  son tanto sventurata e domando solo un po' d'affetto che mi farebbe tanto bene

ma Modì, già completamente preso da  Jeanne Hébuterne, non si degna di risponderle e non vorrà neppure riconoscere il bambino che Simone darà alla luce pochi mesi prima che anche  Jeanne  metta al mondo la loro figlia. 
La povera Simone, ripudiata dalla famiglia e logorata dalla malattia deve dare in adozione il bimbo, che diventerà sacerdote e solo in età adulta verrà a sapere chi è stato suo padre. Lei muore sola e abbandonata nel 1921 e  il suo corpo che nessuno reclama viene  donato alla facoltà di Medicina.
Non ci restano sue immagini e   ho trovato in rete soltanto questo quadro che, nonostante porti  chiaramente la firma del pittore, non è neppure compreso nell'elenco completo delle sue opere. Povera Simone, sfortunata anche in questo.






Jeanne Hébuterne incontra Modì all'Accademia Colarossi. Ha diciannove anni,  lunghi capelli castani 

 

 e un padre  ateo  convertito al cattolicesimo, che vive con un fervore  rigido e intransigente.
Non è difficile immaginare che non sia per nulla felice che  sua figlia sia  andata a vivere con un uomo senza essere sposata. E un uomo ebreo, per di più. 
Jeanne resta incinta una prima volta ma perde il bambino.

 
Durante l'ultimo anno di guerra inizia una nuova gravidanza ma la salute di Modì peggiora  e l'amico e mercante Léopold Zborowski si adopera per mandare i due in Costa Azzurra, dove il 29 novembre 1918  nasce Jeanne. 
A Nizza Modì non si ritrova, la luce è troppo sfacciata e i paesaggi che dipinge gli sembrano roba da principiante, così  pochi mesi dopo se ne torna a Parigi.  
Zborowski  riesce ad aggregarlo ad una mostra collettiva importante che si deve tenere a Londra, e dove esporranno anche Picasso e  Matisse ma Modì sta molto male. Oltre alla tisi ora soffre anche di nefrite, comincia ad avere attacchi di delirium tremens ma rifiuta di curarsi.  Nel gennaio del  '20 Jeanne é al nono mese
 

e Modigliani ha la febbre alta da giorni e non riconosce più nessuno. Muore dopo un inutile ricovero in ospedale. 
Jeanne viene prelevata dal padre e portata nella casa di famiglia. Il giorno dopo si butta dalla finestra.
La figlia riporterà anni dopo il racconto di  un'amica della madre su  quel che successe dopo:

Il corpo fracassato era stato raccolto nel cortile da un operaio che l'aveva trasportato fino al pianerottolo del quinto piano dove i genitori, spaventati, gli avevano chiuso la porta in faccia.
Il corpo era poi stato trasportato dallo stesso operaio su una carretta a mano sino allo studio della rue de la Grande Chaumière dove il portinaio l'aveva respinto dicendo che non era un inquilino. Infine questo operaio, che resterà sconosciuto e merita ogni onore, andò al commissariato dove gli fu detto di riportarlo per ordine della polizia in rue de la Grande Chaumière. 
Là il corpo rimase abbandonato per tutto il mattino.

I genitori non vogliono nessuno alla sepoltura che avviene clandestinamente alle otto del mattino nel cimitero di Bagneux e soltanto alcuni anni dopo la famiglia acconsentirà a che Jeanne venga tumulata nella stessa tomba di Modì al Cimitero del Père Lachaise


sulla lapide  poche parole

Compagna devota fino all'estremo sacrifizio

Stringe il cuore pensare che  aveva solo ventidue anni.




3 commenti:

Gracie ha detto...

In fatto di donne era quello che si chiamerebbe un gran b******o

Dede Leoncedis ha detto...

concordo, Gracie

Nela San ha detto...

Insensibilità e crudeltà nei rapporti con le donne che aveva amato, al contrario, della grande sensibilità che esprimeva nel dipingerle.

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