martedì 26 agosto 2014

L'affare Dreyfus



In Square Pierre Lafue, 6° arrondissement,  un bel monumento in bronzo dello scultore  Louis Mitelberg detto TIM  rende omaggio ad Alfred Dreyfus. 
L'opera è del 1985, ed è stata ufficialmente inaugurata soltanto nel 1988,   dopo che l'esercito si era opposto  alla posa del  monumento nel cortile della Scuola Militare di Parigi. 
In effetti è difficile che un colpevole sia tanto contento di avere in cortile il  monumento dedicato alla propria vittima, siamo onesti.
Infatti l'affare Dreyfus era stato uno dei più grossi scandali della Francia di fine ottocento, e l'esercito non ne era uscito molto bene.


Detta  per sommi capi e con parole mie, la storia  è questa: il capitano Alfred Dreyfus, di origini ebraiche,  nel 1894 viene arrestato con l'accusa di essere una spia al soldo della Germania.  Le prove a suo carico sono  del tutto  inconsistenti ma  viene ugualmente condannato,   subisce l'umiliazione di essere pubblicamente spogliato dei gradi militari mentre la folla grida slogan antisemiti,  e viene deportato nella colonia penale dell'Isola del Diavolo al largo della Guyana francese.  La sua famiglia però non si arrende e chiede l'apertura di  un nuovo processo, un paio di quotidiani cominciano a mettere  in dubbio la correttezza delle prove  e tre anni dopo viene alla luce   un documento che prova inequivocabilmente l'innocenza di Dreyfus. 
Il vero colpevole viene allora  processato,  assolto in tutta fretta  e spedito in Tunisia  nella speranza di far passare la cosa  sotto silenzio,  ma lo scrittore Emile Zola con una memorabile lettera aperta al presidente della repubblica  lancia il suo famoso J'accuse


in cui esplicitamente attribuisce ad esercito e governo la responsabilità di aver voluto insabbiare la questione. Zola viene  processato per diffamazione e condannato ad un anno di carcere, ma l'articolo é nel frattempo riuscito a scuotere  l'opinione pubblica che si é divisa in due fazioni: tra i sostenitori dell'innocenza di Dreyfus si schierano Anatole France, Lèon Blum e Marcel Proust mentre  tra i contrari alla revisione del processo   troviamo i nomi di Alphonse Daudet, Paul Valery, Jules Verne, Renoir, Degas e Cèzanne.
Finalmente  un secondo processo viene aperto, ma per  salvare una situazione di carattere diplomatico spinosissima  che avrebbe potuto precipitare la Francia in una guerra contro la Germania,   l'ex ufficiale viene nuovamente giudicato colpevole di alto tradimento e condannato a dieci anni di lavori forzati. Scoppia l'indignazione della gente  che scende in piazza davanti alle ambasciate francesi di mezzo mondo, e le manifestazioni  inducono il presidente della repubblica a firmare ufficialmente  la grazia, anche se poi si  trovano mille cavilli per evitare che Dreyfus torni effettivamente in libertà. Soltanto dodici anni dopo l'inizio di questa disgraziata storia,  nel 1906,  Dreyfus, stremato dai lavori forzati,   viene reintegrato nell'esercito con il grado di maggiore e  insignito della croce della Legione d'Onore.










2 commenti:

Grazia ha detto...

Peccato oggi non avere nessun Zola:sai di quanti "J'accuse"avremmo bisogno!

Dede Leoncedis ha detto...

Grazia, peccato anche che la folla oggi non si indigni più!

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