mercoledì 20 gennaio 2010

Emilio Salgari


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......Era questo un salotto alquanto vasto, colle pareti sepolte sotto pesanti tessuti di broccatello, di velluto cremisi e di sete di Francia, qua e là sgualciti, macchiati e rattoppati, e col terreno coperto da morbidi tappeti di Persia, sfolgoranti d'oro e di colori.
Nel mezzo faceva bella mostra un tavolo intarsiato d'ebano e fregiato d'argento, destinato forse un tempo, a qualche sfondolato riccone delle Filippine, e tutto ingombro di bottiglie e di calici del più puro cristallo di Venezia. Addossati agli angoli, grandi scaffali ……. riboccanti di anelli d'oro, di arredi sacri contorti o schiacciati, di vasi di metallo prezioso, di perle e di cumuli di diamanti e di brillanti mescolati assieme, scintillanti come tanti soli, sotto i riflessi della gran lampada dorata sospesa al soffitto.
In un canto un divano turco, non meno ricco per dorature e sculture, colle frange strappate e le stoffe infangate e spesso insanguinate; in un altro un armonium incrostato d'oro, colla tastiera di avorio…. e per ogni dove, ammonticchiati alla rinfusa, ricchi costumi, quadri dalle tele screpolate, dovuti forse a celebri pennelli, tappeti arrotolati, lampade rovesciate, bottiglie ritte o capovolte, porcellane infrante, moschetti indiani rabescati, brunite carabine, tromboni di Spagna, e spade, scimitarre, scuri, piccozze e pugnali…..

il salotto in cui ha dato il meglio di sé un arredatore che la sera prima aveva mangiato pesante, è il salotto di Sandokan, il pirata della Malesia nato dalla fantasia inesauribile di Emilio Salgàri.
Salgàri con l’accento sulla seconda A,  anche se per quelli della mia generazione poche storie, lui resterà sempre e solo Sàlgari. Emilio Sàlgari.
Nato a Verona da una famiglia di commercianti e iscritto all’Istituto Nautico di Venezia, non arriverà mai alla licenza e la sua unica esperienza come capitano di lungo corso resterà il viaggio lungo le coste dell’Adriatico a bordo di un mercantile, in qualità di passeggero.
In compenso, scrive. Non soffre della sindrome della pagina bianca, affastella pagine su pagine in cui descrive le avventure mirabolanti  che la vita quotidiana gli nega e in meno di una trentina di anni porterà a termine un’ottantina di romanzi e chi sa quanti racconti. Il successo di pubblico è grande anche se i critici lo ignoreranno sempre, ma tanto è fortunato come scrittore quanto disgraziato è nella vita, funestata molto presto dal suicidio del padre. Sarà difficile anche il matrimonio con la amata ma fragile Aida che finirà internata in manicomio. Incapace di amministrarsi, nonostante i successi editoriali Salgari  vive costantemente  oberato dai debiti, per pagare i quali diventa preda di editori sciacalli che pretendono che scriva ancora e ancora e ancora. Dopo il tracollo nervoso della moglie tenta il suicidio una prima volta, ma viene salvato. il 25 aprile 1911 ci riprova, e stavolta ci  riesce.
Lascia   tre lettere: ai figli, agli editori e  ai direttori dei giornali torinesi.

"Ai miei editori: A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che io vi ho dato pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.- Emilio Salgari

Anche due dei  suoi quattro figli  si toglieranno la vita negli anni successivi.
Eppure, di tutte le sventure tremende che gli sono toccate in sorte nulla trapela nei suoi libri di avventure su cui hanno fantasticato generazioni di dodicenni.
Chi volesse  farsi  una bella lettura  ripasso potrà trovare qualcosa qui 
chi desiderasse versare una lacrima di nostalgia sul  Sandokan televisivo può rivolgersi   qui   
Emilio Sàlgari, che visse, come dice l'iscrizione,  in onorata povertà in questa casa di corso Casale.











7 commenti:

antonietta ha detto...

quanto ho giocato ai pirati coi suoi libri!!!!!!!!!!

mari ha detto...

Almeno la mamma mi ha dato un nome letterario - ma Kabir Bedi nei panni di Sandokan DOV É???

dede ha detto...

eanche io Antonietta, anche io!
mari, clicca sul secondo dei tre "qui" e vedrai Kabir Bedi affrontare la tigre

sabrine d'aubergine ha detto...

Cara Dede, grazie a te apprendo qual è l'accento giusto per questo cognome che associo a letture fantastiche, fatte avidamente da bambina. Ricordo benissimo persino le tavole illustrate... e Kabir Bedi mi perdonerà se dico che preferivo quei Sandokan al suo (pur ben diretto e interpretato).
A presto!
Sabrine

dede ha detto...

Sabrine, gli eroi che costruiamo nella nostra testa sono SEMPRE infinitamente più affascinanti di quelli che ci vengono offerti già confezionati

niki ha detto...

Come sei sempre intelligente, piacevole e garbata Dede! E' un tale piacere girare per il tuo blog!
Niki

Grazia ha detto...

In una Bologna umida e calda come la giungla ( o jungla come si scriveva un tempo) mi hai fatto ripensare con nostalgia alle battaglie che facevamo con le mie sorelle, travestite da tigri ( o tigrotte) )della Malesia nel caldo di luglio, a scuola finita, scaricando in lotte "piratesche" quelle sane rabbie che ogni tanto ci invadevano.E mio babbo intanto ci aveva astutamente comprato l'Atlante della De Agostini per farci imparare la geografia con la scusa di Salgari ( e di Kabir Bedi ).
Com'è sempre bello leggerti !

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