mercoledì 4 marzo 2009

Harlem

Siamo capitati ad Harlem la prima volta più di vent'anni fa, era domenica mattina e da una chiesa si vedevano uscire frotte di famiglie: le donne con l'abito della festa e il cappellino bianco e gli uomini tutti in scuro, con la camicia immacolata e la cravatta larga come un tovagliolo. Più che in una grande metropoli sembrava di essere in una cittadina sonnolenta, ma il tassista non ci volle lasciar scendere, secondo lui era troppo pericoloso e ci poteva capitare qualcosa di brutto. Le bambine erano piccole, così a noi mancò il coraggio di fare di testa nostra, e il ricordo di Harlem restò per anni legato a quel breve giro in taxi. Oggi o le cose sono molto cambiate, o io non ho più incontrato taxisti fifoni, sta di fatto che di questi tempi passeggiare per Harlem non sembra poi così pericoloso. Lo Studio Museum in Harlem ha uno spazio espositivo di circa cinquemila metri quadri, ospita opere d'arte e fotografie di artisti afroamericani contemporanei e ha un orario leggermente diverso dagli altri musei: non apre prima di mezzogiorno. Se intendete visitarlo quando fuori il termometro è di molto sotto lo zero prendetene nota e non fate come me che mi sono congelata aspettando. Me ne sarei anche andata, ma freddo o non freddo, la mostra su The Birth of The Cool era troppo interessante. Quello delle foto qui sotto è Blumstein, uno dei più grandi e conosciuti magazzini di Harlem. Fondato da un immigrato ebreo di origine tedesca nel 1898, ha cessato di funzionare da un bel po' di anni, ma lo si ricorda ancora perchè, come succedeva in gran parte degli esercizi commericiali di proprietà dei bianchi, non assumeva personale di colore se non per i lavori più umili, fino a che nel 1934 Adam Clayton Powell jr capeggiò una operazione di boicottaggio che aveva come slogan Non comprare dove non puoi lavorare. L'operazione ebbe un notevole successo, direi, perchè da allora Blumstein non soltanto assunse personale di colore, ma adottò anche manichini di colore, e fu addirittura il primo ad avere un Babbo Natale nero. Aspettando che il museo mi salvasse dall'ibernazione ho avuto modo di fare la conoscenza con un simpatico taroccatore di CD: se non siete particolarmente schizzinosi e non pretendete copertine a regola d'arte vi portate via tre CD di ottima musica R'B per dieci dollari, e naturalmente, ho seguito il consiglio del cartello e ho fatto incetta di parti di storia

2 commenti:

antonietta ha detto...

che bello gironzolare a NY anche se solo x foto.
Grazie

Mav ha detto...

prox volta oserò anch'io harlem, mi hai fatto proprio venir voglia!

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