martedì 25 marzo 2014

Parigi, Rue Fortuny e i topi di Sarah Bernhardt



Youle, figlia di ebrei olandesi  scappata giovanissima in Francia, nel 1844 ha  vent’anni quando dà alla luce Rosine. Non c'é nessun papà, e così  la bimba finisce dritta e filata  dalle monache. 
Sembra che l'unica strada per lei debba essere  il convento, ne è persuasa la mamma e per la verità l'idea non dispiace neppure alla piccola, ma l'amante di Youle che al momento è  in carica, il duca di Morny fratellastro illegittimo di Napoleone III, capisce che quella bambina non è fatta per la carriera di suora e convince la madre ad iscriverla alla scuola della Comédie Française. All'inizio Rosine, che cambierà il suo nome in Sarah,  non mostra un grande talento e dopo i primi due anni è lì lì per farsi scartare, ma il duca parla ancora una volta con chi di dovere e dopo qualche tempo  finalmente la giovane Sarah Bernhardt debutta come professionista.

Più che per la sua bravura viene notata principalmente per l'aspetto fisico: magrissima in un’epoca di maggiorate, naso lungo, capelli rossi, sguardo sexy, ma soprattutto una grandissima rompiscatole. Difatti litiga clamorosamente con una collega più illustre e viene espulsa. Per un paio d'anni segue le orme materne donando le sue grazie ad una serie di protettori, uno dei quali, quando  ha vent'anni, le regala Maurice, che resterà il suo unico figlio.


Poi finalmente viene scritturata all’Odéon, dove emerge grazie a parti che sembrano tagliate su misura per lei, ma anche grazie alla sua non comune abilità nel mettersi in vista, sfruttando propaganda patriottica (è il periodo della guerra franco prussiana, e lei accoglie i feriti nella sala dell'Odéon ) e amicizie giuste, come quella con Victor Hugo tornato dall’esilio, all’epoca della Comune. La Comédie la riprende in carico con entusiasmo, e lei passa di trionfo in trionfo in coppia con il bel Mounet-Sully, uno dei tanti partner con cui imbastirà una affettuosa amicizia. Ma non è fatta per i legami, e dopo una tournée a Londra è lei a mollare la Comédie. Per il resto della vita si gestirà da sola carriera ed immagine, pubblicizzando accortamente la sua spregiudicatezza  e le sue eccentricità,  la manifesta  bisessualità,   l'alligatore in casa e la  bara in camera da letto. Tra famosi e non, la lista dei suoi amanti è considerevole e oltre al già citato Victor Hugo annovera tra gli altri Gustave Doré, Edmond Rostand e Gabriele D’Annunzio, ma si sposa una volta sola, con un greco sedicente nobile che le mette le corna, perde al gioco i suoi soldi e muore, fatto e strafatto, a 34 anni. Un disastro che lei  non ripeterà mai più. 
Nel 1876, al numero 35 di rue Fortuny all’angolo con avenue de Villiers, 



Sarah commissiona all’architetto Nicolas Félix Escalier la realizzazione della sua casa, 


una grande villa con un giardino ed un giardino d’inverno, e  un  laboratorio in cui praticare la scultura, altra sua grande passione cui si dedica, a detta dei critici, con una  abilità più che discreta. Tutto in quella casa,  ça va sans dire, è  curato minuziosamente  fin nei minimi particolari.


 


L'attrice usa vestire soltanto sontuose toilettes originali che si disegna da sola e si occupa di ogni particolare dei suoi spettacoli, che vuole sfarzosi e in cui investe somme cospicue. Per giunta,  accumula compulsivamente oggetti d’arte e gioielli. In poche parole, si copre di debiti e in pochi anni è costretta a vendere la proprietà ad Adolphe Dervillé, proprietario di una cava di marmo. 


Insensibile al  talentuoso hobby della grande attrice, Dervillé demolisce il laboratorio per ricavare un’altra ala residenziale da annettere al corpo principale.

e della vecchia facciata del laboratorio che, a quanto ho letto, appariva come uno strano miscuglio neorinascimental-neogotico, non resta altro che il bassorilievo dei  due grossi ratti che attraverso un buco nel muro si stanno intrufolando dentro la  casa.




















Nessuna scritta a ricordo della illustre presenza, e la cosa risulta piuttosto  singolare in una città in cui quasi ad ogni passo si inciampa in una targa commemorativa. Nella  rue Fortuny

ce ne sono almeno due: una celebra  Edmond Rostand ed il suo Cyrano,


ed un'altra campeggia sulla casa in cui abitò Marcel Pagnol.

Per Sarah Bernhardt, come  per la  Bella Otero che abitava nella variopinta  residenza




 poco distante, al numero 27, nemmeno una sillaba.

giovedì 20 febbraio 2014

Il Metropolitan Museum compie gli anni

Centoquarantaduesimo compleanno per il Metropolitan Museum di New York.



Precisazione: la data mi sarebbe passata inosservata  se non avessi letto la notizia  in questa   pagina di facebook
E dato che,  come ho già detto e ripetuto fino alla nausea, ogni pretesto è buono per ricordare un luogo che mi è rimasto nel cuore molto più di quanto potessi immaginare,  ripropongo quanto avevo già scritto sul museo nell'ormai lontano giugno del 2008. 
Seconda precisazione: nel frattempo la figlia emigrante è tornata alla base, ci è rimasta per un po'    e ora  è nuovamente ripartita: Un modo come un altro per  farmi entrare nel cuore più di una città 



Il maggiore museo d'America,in quanto a notorietà non ha niente da invidiare ai vari Louvre, Hermitage e British Museum. E', manco a dirlo, letteralmente sterminato, e pensare che la sua prima sede fu in una modesta brownstone di downtown. Fu spostato nel 1880 nella sede di Central Park, una sobria costruzione in mattoni in origine pensata come sala da ballo. Contrariamente alla moda dell'epoca che voleva sedi pompose per i musei, questa non lo era perchè i progettisti del Central Park, Olmsted e Vaux, non avevano nessuna intenzione che il museo rubasse la scena al loro parco. Solo in seguito vennero aggiunte le colonne sulla facciata, ma questo avvenne quasi trent'anni dopo, ai primi del novecento. L'ingresso è a pagamento, ma il biglietto è a libera offerta e la cifra indicata è solo un suggerimento e se decidete di dare di meno nessuno vi guarderà male. Il museo contiene un numero enorme di opere d'arte, circa due milioni. Sette grandi collezioni che spaziano dall'arte americana alla europea, egizia, orientale, medievale, greca e romana, africana. Impossibile vederle tutte nemmeno a campare duecento anni, bisogna farsene una ragione, decidere in fretta che cosa guardare e andare avanti senza pensarci più, perchè il rischio di finire come l'asino di buridano è concreto. Il mio suggerimento è di tralasciare la pittura europea, che non è impossibile vedere altrove con una certa facilità, e di dedicarsi piuttosto all'arte orientale, soprattutto indiana, molto meno presente nei nostri musei. (Altro suggerimento, quasi del tutto disinteressato: se non avete molto tempo da passare a New York, ricordate che gli egizi sono a portata di mano anche qui da noi a Torino.)

Andate a vedere il giardino cinese con la attigua sala Ming, opera di esperti provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese che riproduce, usando una illuminazione naturale, un autentico giardino cinese dell'epoca Ming, con tanto di pagoda cascata e stagno con i pesci rossi. Questo stupendo corpo femminile di cui mannaggia ricordo solo appartenere all'arte indiana, è un'opera strepitosa, capace di trasmettere le stesse emozioni della Nike di Samotracia. Regalatevi anche un break nella caffetteria sulla balconata, il caffè non è un granchè ma i muffin sono ottimi,
e poi ci si riposa ammirando il grande salone di ingresso in stile neoclassico. Se vi rattrista tanto pensare che non avete visto un sacco di opere interessanti che non avrete mai più l'occasione di ammirare, sappiate che può sempre capitare anche a voi di ritrovarvi una figlia emigrante. Mai dire mai nella vita.

giovedì 13 febbraio 2014

Parigi - Non solo Louvre

Nella  lista dei musei più visitati al mondo  il primo posto spetta inequivocabilmente al  Louvre che  dall'alto dei suoi novemilionisettecentoventimila visitatori l'anno  straccia ogni concorrenza.



(a proposito, tra i cumuli di diapositive che sto faticosamente catalogando è emersa questa immagine del 1988 con la Piramide in costruzione. Non ricordavo nemmeno di averla scattata, e ritrovarla è stata una piacevole sorpresa)


Novemilionisettecentoventimila sono proprio tanti,  sono quasi gli abitanti del Portogallo e più degli austriaci o degli svizzeri, o degli  svedesi. Curiosità capziosa e polemica:   chissà quale sarà tra questi novemilioni e passa  la percentuale di italiani di qui a qualche anno, quando da noi  nessuno più ricorderà che un tempo a scuola si studiava la storia dell'arte. Lasuma pèrde.

Il Centre Pompidou

è al nono posto con tremilioni e ottocentomila presenze l'anno,

tallonato al decimo  dal    Musée d’Orsay  con soltanto duecentomila visitatori in meno:  tremilioni e seicentomila

.













il  Musée du Quai Branly è trentasettesimo  con la più che  rispettabile cifra di un milione e trecentomila visitatori 














Nella lista dei primi cento al mondo non compaiono  i musei cosiddetti minori  che in quanto a numeri non possono competere con i fratelli maggiori,  ma questo non significa  che non siano altrettanto interessanti: un po' perchè quasi sempre si tratta di  pregevoli collezioni d'arte che un  generoso mecenate ha donato alla città, e un po' perchè sono un'ottima occasione per farsi un'idea di com'erano le case in cui vivevano i generosi mecenati di cui sopra o per entrare nell'atelier di un qualche artista, e non sono cose che capitano tutti i giorni. 
Undici di questi musei sono  completamente gratuiti, (limitatamente  alle sole  collezioni permanenti, non alle mostre temporanee), e fanno parte della rete dei musei municipali gestiti direttamente dalla Mairie della capitale. 

Nella place des Vosges, per esempio,  si può visitare la casa di  Victor Hugo, è un po' tetra




e sovraccarica di ninnoli e cimeli, senza contare le cineserie  che andavano tanto di moda all'epoca,  




ma la vista che si gode da quelle finestre è  impagabile








Il  Musée Carnavalet ,  un palazzo rinascimentale ampliato dall'architetto Mansart in cui visse anche Madame da Sévigné, è   il museo di storia della città di  Parigi



Il Museo Cognacq-Jaÿ era la dimora privata   dei coniugi Théodore-Ernest Cognacq e Marie-Louise Jaÿ, proprietari dei grandi magazzini Samaritaine





 ed espone  una collezione di tutto rispetto che comprende perfino  un Rembrandt



















Tra gli altri musei gratuiti, molto  interessante  la casa di Balzac  nel quartiere di Passy, che all'epoca in cui ci viveva  lo scrittore era in aperta campagna. 










La casa era dotata di una provvidenziale seconda uscita grazie alla quale  il Nostro tagliava spesso la corda  per evitare gli assalti dei numerosi creditori. A giudicare dalle fatture in mostra (era capace di comprare sessanta paia di guanti in un colpo solo) non mi pare inappropriata la diagnosi di  grave sindrome da shopping compulsivo







Del  Museo Zadkine  abbiamo già detto



Il Museo Cernuschi  è particolarmente raccomandato agli estimatori di arte dell'estremo oriente












Si passeggia  di stanza in stanza cercando di non lasciarsi intimidire dall'imperturbabile e gigantesco  Buddha che sovrasta l'entrata della sala dei reperti della dinastia Han. 












LinkWithin

Related Posts Widget for Blogs by LinkWithin