sabato 16 maggio 2009

Londra - Saint Martin in the Fields

Londra - St. Martin in the Fields Dopo aver letto che nel progettare la Chiesa di St. Paul a New York New York - St. Paul l'architetto si era ispirato alla chiesa di St. Martin in the Fields a Londra, trovandomi nella terra di Albione potevo mai rinunciare a fare come san Tommaso e andare a controllare di persona? Ma diamine, certo che no! E allora veni, vidi, confrontai. (Confrontai non è il termine latino, lo so, ma il mio liceo risale alla preistoria e non me lo ricordo più). Confrontai, e trassi la conclusione che in effetti, le due chiese si somigliano assai assai Londra - St. Martin in the Fields Londra - St. Martin in the Fields Londra - St. Martin in the Fields New York - St. Paul Londra - St. Martin in the Fields Londra - St. Martin in the Fields New York - St. Paul Londra - St. Martin in the Fields New York - St. Paul Londra

giovedì 14 maggio 2009

Come perdere una veterinaria ma migliorare la propria cultura

Lungo il Tamigi, tra il ponte di Westminster e quel Blackfriars che i meno giovani associano ad un episodio buio del nostro recente passato, c’è la statua di Budica, un’opera datata 1902 dello scultore Lord Thomas Thorneycroft. Boadicea, o Boudicca o Budica, era la moglie di Prasutago, re della città degli Iceni (ora Norfolk) la quale si era volontariamente alleata con i Romani e aveva dato una mano a Claudio nel 43 d.c. pur continuando a mantenersi orgogliosamente indipendente, tanto che nel 47 si era opposta ai tentativi di annessione da parte del governatore Publio Ostorio Scapula. Prasutago, con l’intenzione di continuare a tenersi buoni i Romani anche dopo la sua morte, nomina suoi eredi in parti uguali sia la moglie e le figlie che l’imperatore di Roma, ma aimè, è senza figli maschi e quando muore i Romani si fanno un baffo del testamento e senza pensarci un momento si annettono il regno, cartellano fisicamente Budica e ne violentano le figlie, saccheggiando per di più tutto il territorio. Logico che la cosa non sia andata giù alla nostra Budica, la quale non era una povera donnetta inerme e,approfittando dell’assenza del governatore romano impegnato in una missione militare nel nord del Galles contro i Druidi, in quattro e quattr’otto mette in piedi una bella ribellione di tutta l'Anglia Orientale. Gli insorti bruciano Camulodunum (la attuale Colchester), parte di Londinium, che era all’epoca poco più di un villaggio fondato appena una ventina di anni prima e ancora molto lontano dalla grandezza della Londra che sarebbe diventata negli anni a venire, distruggono molti avamposti militari e fanno a pezzi la intera Nona Legione. Secondo Tacito durante la battaglia vengono massacrati tra i 70 e gli 80.000 Romani e loro alleati Bretoni. Purtroppo per Budica però i Romani sono tatticamente di gran lunga superiori e dopo i primi sbandamenti riuniscono le forze, riescono a costringere i rivoltosi in una stretta piana circondata da foreste da cui è impossibile fuggire, e in una disperata battaglia sconfiggono l’esercito di Budica e sottomettono nuovamente la provincia. Budica si uccide col veleno pur di non cadere in mano nemica. E' interessante leggere che per gli Iceni l'avere una donna a capo dell’esercito non rappresentava un ostacolo in quanto neque enim sexus in imperiis discernunt, non fanno distinzione di sesso nelle cose di comando, scrive Tacito nei suoi Annali. (Riflessione obbligatoria: ma allora chi erano i barbari, gli Iceni o i Romani?) E Budica d'altra parte, anche se donna, aveva il physique du rôle del condottiero, visto che Dione Cassio la descrive così: carattere forte e aspetto terribile, alta, sguardo fiammeggiante, voce decisa e una cascata di capelli rossi che arrivava oltre la vita, portava al collo una grossa collana d’oro e la lancia in mano, indossava una tunica colorata e un mantello fermato con una fibbia. Prima della battaglia si dice sia andata personalmente di tenda in tenda a spronare i suoi mostrando le sue figlie umiliate e incitandoli con queste parole: sono figlia di uomini d’onore e oggi non combatto per il mio trono, combatto per la libertà che abbiamo perduto. Noi non abbiamo bisogno di prigionieri: uccidete tutti i nemici, gli dei ci daranno la vendetta che meritiamo. Detto con parole mie, questo è più o meno ciò che sulla faccenda racconta Tacito, il quale scriveva in latino, che nei primi secoli del millennio in Britannia non era tra le lingue più praticate, e così la storia di Budica continuò a restare nel cassetto fino a quando la regina Vittoria non la riscoprì e si innamorò del mito di questa eroina coraggiosa fino a farla diventare un simbolo: l'unica persona, uomo o donna che fosse, ad aver vinto in battaglia l'esercito romano. Io avrei continuato colpevolmente a vivere nella totale ignoranza di Budica e delle sue imprese se non avessi passeggiato un pomeriggio di maggio lungo le rive del Tamigi in compagnia di Marina, cara amica e mai abbastanza rimpianta veterinaria di famiglia, che da qualche mese a questa parte se n’è andata a lavorare proprio a Colchester. Morale: non tutto il male viene per nuocere. E' vero che abbiamo dovuto cercarci un’altra veterinaria, ma la nostra cultura ne ha tratto notevoli benefici.

mercoledì 13 maggio 2009

Londra - Happy Birthday Kew!

Bella vero? E' la Palm House dei Kew Gardens, o più precisamente Royal Botanic Gardens, una distesa di 120 ettari di parco pubblico poco fuori Londra, che nel 2003 è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Nato da un primo nucleo di pochi acri e voluto fortemente dalla principessa Augusta moglie di Federico, figlio di Giorgio II, è stato successivamente ampliato più volte grazie all'intervento degli architetti più famosi, e quest'anno celebra il suo duecentocinquantesimo genetliaco. Sempre molto amato dalla famiglia reale, fu usato da Giorgio III che venne confinato proprio qui quando manifestò i segni della sua pazzia. Non è soltanto un magnifico giardino capace di entusiasmare anche chi non sa distinguere una rosa da una peonia, ma è soprattutto un grande centro di ricerche che si ritiene possieda la più completa collezione botanica del mondo. Può vantare, tanto per dare l'idea, il più ricco erbario del mondo: la bellezza di sette milioni di piante, mica bubbole. Non fatevi comunque false illusioni: l'erbario non è disponibile per i visitatori. La Palm House, splendida serra bianca in ferro e vetro che il tempo ha reso delabrée in una maniera così aristocratica da sembrare un artificio studiato a tavolino, è stata disegnata da Decimus Burton (da non confondere con Richard, marito di Liz Taylor, che faceva l'attore e per quanto ne so non ha mai disegnato una serra in vita sua), risale alla prima metà dell'ottocento e ospita una quantità enorme di piante tropicali. Proseguendo verso nord si incontra la Water Lily House, la serra più calda di tutto il parco, costruita praticamente solo per proteggere una minuscola deliziosa vasca di ninfee e di bellissime foglie dalla strana forma di vassoio, che io non avevo mai visto prima ma che sicuramente tutto il resto del mondo conoscerà benissimo. Proseguendo ancora ci si imbatte nel Princess Of Wales Conservatory, un altro grande gruppo di serre inaugurato dalla principessa Diana nel 1987, in cui sofisticati computers permettono di riprodurre le dieci diverse zone climatiche che rappresentano i dieci habitat esistenti sulla terra, dal deserto alle zone temperate, in cui la visione di grandi cespugli di ortica e tarassaco hanno finalmente rinfrancato il mio morale mortificato dalla vista di tutto quello sfrontato lussureggiare

lunedì 11 maggio 2009

Romania - il nostro viaggio in video

E' stata una gestazione lunga e laboriosa, ma finalmente il video del nostro viaggio in Romania è arrivato alla conclusione. Per la serie Meglio Tardi Che Mai. La qualità è quella che è, ma essendo l'unica versione che YouTube ha accettato, mi ritengo sufficientemente giustificata. Peccato però, visto in formato più grande e con una definizione migliore è più bello. O meno brutto.

venerdì 8 maggio 2009

ghiaccioli?

Sul blog dell'Accademica Artemisia si parla da qualche giorno di frullati. Interessanti, ricchi di accostamenti insoliti tra frutta e aromi, profumati, saporiti, colorati. Bellissimi e buonissimi, ma con un limite. Il frullato nell'immaginario collettivo (si vede che ho imparato il linguaggio delle riviste femminili, neh?) è un beverone salutistico da breakfast domenicale. Come promuoverlo a succoso pre-dessert da fine cena elegante? Elementare Watson: è sufficiente farlo diventare un frullato gelato, da servire in tavola al posto dell'ormai troppo sfruttato sorbetto, e con un appeal di gran lunga maggiore. Come mi capita sempre, la scoperta non è del tutto mia, ci sono arrivata rielaborando diversi input ricevuti qui e là. Primo input: un superbo sorbetto preparato in cinque minuti da un'amica schiaffando semplicemente nel Bimby pesche congelate e zucchero, che mi ha aperto inimmaginabili orizzonti sui dessert di frutta iperveloci, come dire il massimo dei risultati con il minimo della fatica, analisi costi-benefici ampiamente soddisfatta. Secondo input: la vetrina di una gelateria zeppa di ghiaccioli alla frutta dall'aspetto accattivante, che mi hanno fatto pensare: perchè no? Terzo input: un blitz al Metro da cui ero emersa corredata di una fornitura dissennata di bicchierini monodose in plastica e una domanda: e mo' che ci faccio? Piccoli dessert di frutta gelata, ecco che ci faccio. Per la versione base è sufficiente frullare la frutta (più zucchero a piacere), badando che la miscela sia, per quanto possibile, densa. Se la frutta è molto acquosa sarà utile farla cuocere brevemente per asciugare l'acqua in eccesso, e per addensare il tutto può rivelarsi utile anche l'aggiunta di qualche cucchiaio di marmellata, che inoltre permette di sperimentare nuovi mix di sapori. Per servirli non c'è bisogno che sia estate, anzi direi che riscuotono il maggiore successo alla fine di una cena invernale particolarmente ricca, per aprire la strada al dolce vero e proprio. Si estraggono dal contenitore scaldandolo brevemente con le mani e si mangiano come un normale ghiacciolo, ma sono molto ma molto più buoni. nei bicchierini qui sotto: giallo carico - ananas e zucchero rosso scuro - gelatina home made di frutti di bosco giallo chiaro - spremuta di limone zuccherata (la meno riuscita di tutte, troppa acqua, si scioglie troppo in fretta) marrone scuro - cioccolato fondente e acqua, mescolati scaldandoli nel micro onde bianco - pasta di mandorle siciliana e acqua, mescolati come sopra rosa - marmellata di fragole. Questi non contengono nè panna nè yogurt, ma le sperimentazioni non sono finite qui.

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