giovedì 23 maggio 2013

Con la testa sotto il braccio

A pagina 35 della Stampa di oggi,

Dionigi, vescovo di Parigi, deve essere decapitato per ordine dell’imperatore Domiziano durante una delle persecuzioni dei cristiani. L’esecuzione sarà eseguita su una collina. I soldati romani sfaticati gli mozzano la testa a metà del percorso. Si rialza, prende la testa sotto braccio e raggiunge la cima. Il filosofo ed epistemologo francese Michel Serres, uno dei pensatori più acuti del contemporaneo con i suoi (Minuit), pubblicati negli Anni Settanta, racconta questo apologo nel suo libro Non è un mondo per vecchi: oggi la nostra testa intelligente fuoriesce dalla testa ossuta e neurale, e come il santo la teniamo sotto braccio. Possibile? Sì. È la scatola-computer, smartphone o tablet, cui deleghiamo facoltà che un tempo erano totalmente nostre: memoria potentissima ed estesa, immaginazione ricca di milioni d’icone, ragione che ci serve per risolvere decine di problemi. Cosa ci resta sulle spalle? L’intuizione innovatrice, dice l’epistemologo: «Caduto nella scatola, l’apprendimento ci lascia la gioia incandescente di inventare. Fuoco: siamo condannati a diventare intelligenti?

Sul libro non posso dire nulla dato che non l'ho ancora letto, ma dal momento che sul martirio di Dionigi avevamo già scritto
Pare che Montmartre debba l'origine del suo nome al martirio di Denis, apostolo della Gallia e primo vescovo di Parigi, a cui i Romani proprio su questo colle tagliarono la testa intorno al 250. L'avevano tagliata anche ad altri due cristiani: Eleuterio e Rustico, ma mentre questi ultimi si erano rassegnati docilmente al loro destino, cadendo a terra e restandoci, Denis, raccolta la capa mozzata,camminò e camminò verso nord fino a crollare nel posto esatto in cui i fedeli gli costruirono svariati anni dopo, la cattedrale a lui intitolata.  
(lo trovate qui)

mi sembra interessante  mostrare almeno  le foto di questa benedetta cattedrale, sul cui altare, il  13 settembre 1429,  Giovanna d'Arco depose solennemente le armi. 







La  costruzione inizia nel 1136, cioè soltanto qualche decina d'anni dopo la Cattedrale di Chartres, la prima chiesa al mondo costruita in stile gotico. La asimmetria dovuta alla presenza di una sola  torre è del tutto involontaria, la torre mancante è crollata.

 






















I tre portali di ingresso fittamente scolpiti e il rosone  che sovrasta il portone centrale, che in Saint Denis  compaiono  per la prima volta, diventeranno un motivo ricorrente di tutta l'architettura religiosa gotica.

 


All'interno si resta immediatamente colpiti   dalle sue dimensioni enormi, infatti  la  navata centrale è circondata da un  deambulatorio doppio,  lungo il quale si dipanano a raggiera sette cappelle su ciascuna delle quali si aprono due grandi finestroni che inondano di luce tutta  la basilica.







Molti  i monumenti funerari, come quello di Enrico II e Caterina de'Medici  la cui triste storia  abbiamo raccontato qui 

e il grandioso ed elaborato  monumento funebre  di Luigi XII e Anna di Bretagna,  in cui i due reali sono ritratti inginocchiati in  preghiera  sopra il sarcofago su cui  giacciono seminudi i loro stessi cadaveri 




La chiesa è anche il sacrario dei re di Francia e  l'elenco dei sovrani sepolti nella cripta è lungo come la Quaresima.


Sono  qui anche i resti di  Luigi XVI e Maria Antonietta



E  chi in gioventù ha cantato almeno una volta    questa canzone 


sarà contento di fare conoscenza  con questo  nobile viso barbuto.






Un consiglio: se decidete di visitare saint Denis, andateci  di mattina per  non perdervi il viavai di uno dei mercati più variopinti e allegri  di Parigi 













lunedì 20 maggio 2013

Vivre en travaillant ou mourir en combattant




















Il signore dalla lunga palandrana, lo stesso che abbiamo già incontrato qui



 è Joseph Marie Jacquard, l'inventore del telaio che,  utilizzando schede perforate,


















in pratica le prime antenate  dei primissimi calcolatori, ha reso possibile intrecciare automaticamente  fili di vari colori  















per   realizzare tessuti con i  disegni più disparati. 





Non che prima di Jacquard non esistessero tessuti disegnati, soltanto che prima,  per tessere  venticinque centimetri di stoffa,   quattro operai dovevano lavorare quattordici ore al giorno per tre giorni, mentre con l'arrivo del nuovo telaio, per lavorare quegli stessi venticinque centimetri bastava  il lavoro di una giornata di  una sola persona. 
Era indubitabilmente  un grande salto in avanti, peccato che il vantaggio fosse tutto a beneficio dei padroni, i quali  continuavano a pagare agli operai  gli stessi miseri salari di sempre, nonostante si trovassero  tra le mani  una quantità dodici volte  maggiore  di tessuto pregiato.
Gli operai lionesi della seta, i Canuts,  non se la passavano molto bene: in ogni famiglia,  per un salario da fame,   padre madre e  figli dovevano lavorare almeno 14 ore al giorno, vivevano in  stamberghe fatiscenti, vedevano tre quarti dei loro bambini morire prima di diventare adulti, e, ça va sans dire,  ogni forma di sciopero era vietatissima.


Nell'ottobre 1831 si rivolgono al prefetto per chiedere una riduzione dell'orario di lavoro e paghe più alte. Si sentono rispondere che   Gli operai si devono mettere in testa che per loro non c'è che la pazienza e la rassegnazione
Inevitabile la rivolta, e dalla  Croix Rousse, il loro quartiere, scendono verso il centro 


agitando la bandiera nera "color miseria" e scandendo  Vivre en travaillant ou mourir en combattant 


cantano 
Nous tissons pour vous, grand de la terre
mais nous pouvres canuts
sans draps on nous enterre
c'est nous les canuts
qui allons tout nus
nous tissons pour vous, grand de l'Eglise
mais nous pouvres canuts
n'avont pas des chemise
c'est nous les canuts
qui allons tout nus

(Tessiamo per voi, grandi della terra, ma noi poveri canuts siamo seppelliti senza sudario
tessiamo per voi,  grandi della chiesa, ma noi non abbiamo camicia
siamo i canuts che vanno nudi)

Si impadroniscono delle armi di una caserma, innalzano barricate con l'aiuto di una parte della Guardia Nazionale che si rifiuta di far fuoco sui compagni della Croix Rousse,  combattono una battaglia   cruenta e sembrano averla vinta, tanto che sindaco e generale se la danno a gambe. Da Parigi però, in capo a pochi giorni, arrivano  trentamila soldati guidati dal duca d'Orleans, il figlio del re, e la ribellione viene domata in un bagno di sangue e anche gli  operai che si erano  rifugiati nella chiesa di Saint Nizier,




le cui campane annunciavano la chiusura notturna delle porte della città, vengono   massacrati senza pietà.
Tre anni dopo, una seconda tragica rivolta costerà alla città almeno milleduecento morti. Il generale Bugeaud aveva detto alla truppa: "Uccideteli tutti, non abbiate pietà. Dovete abbattere tremila faziosi".

Oggi i  canuts non sono spariti, semplicemente non sono più a Lione perchè  sono quasi tutti cinesi o coreani o bengalesi. A parte questo trascurabile  dettaglio geografico, non mi sembra che le loro condizioni di vita dopo quasi duecento anni siano migliorate poi tanto




mercoledì 15 maggio 2013

I Traboules di Lione




Una caratteristica singolare di Lione sono i suoi traboules, passaggi pedonali  coperti 

che permettono di andare da una  strada ad un'altra passando attraverso   case e  cortili privati. 

Niente a che vedere con i  passages parigini, che sono  eleganti  gallerie commerciali:  i traboules sono stretti budelli che si percorrono in fila indiana e sono nati  con il solo  scopo di offrire un riparo   dalla pioggia e di attraversare la città molto più velocemente.
L'etimologia del termine proviene dal latino volgare trabulare,  a sua volta derivato dal latino classico transambulare (attraversare).  
Difficile dire quando siano comparsi i primi traboules nei quartieri di St Jean, St Paul e St Georges nella vecchia Lione, quello che invece si sa con certezza è che nel quartiere della Croix Rousse  sono stati costruiti tra la fine del diciottesimo e l'inizio del diciannovesimo secolo per  riparare dalle intemperie i filati e le pezze di tessuto  che i lavoratori della seta, i Canuts,  dovevano trasportare  da un laboratorio all'altro durante le varie fasi della lavorazione.


Pur essendo di proprietà privata, molti durante il giorno sono aperti al pubblico e passando tra una casa e l'altra si risparmia parecchia strada buttando nello stesso tempo  un occhio all'interno dei cortili che sovente sono   di notevole  bellezza 






Impossibile capire dall'esterno dietro quali portoni si celino i traboules, che proprio per questo  hanno fornito  più di una volta una via di fuga a partigiani, ma anche a gangsters inseguiti dalla polizia.
  

L'Ufficio turistico ne fornisce una cartina dettagliata, ma bisogna avere l'accortezza di arrivare prima dell'orario di chiusura.....
Nel caso contrario, segnatevi almeno questo indirizzo: Rue Juiviere n° 8, Hotel Bouilloud. La elegantissima  galleria progettata nel 1536 da Philibert de L'Orme è assolutamente I-M-P-E-R-D-I-B-I-L-E.






Prima di tutto, visto che De L'Orme al di fuori degli addetti ai lavori non è personaggio conosciutissimo,  diciamo due parole su di lui: figlio di uno scalpellino lionese, ha  studiato architettura ed  è un tipo  geniale e pieno di interessi, conosce Vitruvio e le opere del Rinascimento italiano, a Roma ha studiato i monumenti dell'età classica facendo anche  compiere scavi a sue spese. Tornato in Francia diviene amico di Rabelais,  ottiene il titolo di Ispettore delle Fortezze di Bretagna e dal momento che è un tipo scrupoloso e intransigente, si procura  un bel po' di nemici. Salito al trono, Enrico II lo nomina Architetto del Re e gli affida la direzione di tutte le fabbriche reali, ad eccezione del Louvre. Alla corte parigina De L'Orme entra in contatto con gli umanisti italiani, tra i quali molto probabilmente c'è anche Leonardo. Oltre a realizzare opere come il castello di Diana di Poitieres ad Anet, gallerie e saloni a Fontainebleau, e la tomba di Francesco I nella Basilica di Saint Denis a Parigi,  scrive due trattati: uno sull'Architettura ed un altro dedicato i suoi  studi  in materia di carpenteria lignea, nel quale  dà  indicazioni applicative sull'uso dei materiali e dei nuovi procedimenti costruttivi, e le sue sono scoperte  innovative, tanto che De L'Orme è considerato l'inventore di quello che, riveduto corretto e migliorato,  diventerà l'attuale  legno lamellare 
Legno Lamellare: Cos'è? Tipi, prezzi, produzione e utilizzo

Contemporaneamente, De L'Orme  approfondisce l'aspetto metodologico della progettazione tracciando i fondamenti del disegno geometrico,  l'arte del tracciato geometrico, e al proposito rivela di aver messo a punto  questa tecnica nel 1536, proprio  
per il disegno di due trompes della galerie sul cantiere  dell’hôtel Builloud a Lione.
Feci realizzare questa opera nell’anno 1536, al mio ritorno da Roma e dal soggiorno in Italia, che avevo intrapreso per seguire i miei studi e le mie invenzioni d’Architettura. Le due trompes furono realizzate per il generale di Bretagna Builloud  in rue de la Juiverie a Lione.

Antoine Builloud, il proprietario, aveva incaricato De L'Orme di realizzare un collegamento tra due edifici adiacenti ma non comunicanti, ma  il cortile  molto angusto non  poteva venire ulteriormente ristretto da nuove strutture di sostegno, e allora  

visto lo spazio esiguo in cui sono collocate e che una è obliqua, rampante, ribassata e tonda in facciata, l’altra, all’angolo opposto, fu realizzata in tutta la sua freccia, rotonda in facciata e con grande aggetto. 






Su ognuna delle trompes furono innalzati dei cabinets accompagnati da gallerie da una trompe all’altra: il tutto sospeso in aria, al fine di unire i due corpi di fabbrica ed accomodare i cabinets per le camere. 


Questo rende i due appartamenti molto agevoli e comodi, che altrimenti sarebbero scomodi e disagevoli, non potendo costruire niente a causa della corte strettissima e lunga: come l’appartamento altissimo che mi permise di rinvenire tale invenzione. 
Ma soprattutto molti potrebbero chiedersi cosa voglio dire ed intendere con la parola trompe, non essendo in uso che tra gli operai, e di conseguenza nota a pochi e persino a non tutti gli operai. Perciò voglio ben confidare ed assicurare il lettore che il nome trompe, che usiamo qui, deriva, o meglio è stato preso e adottato dalla similitudine che la sua struttura ha con la tromba, chiamata in molti paesi trompe. Poiché entrambe, larghe davanti, vanno restringendosi verso l’interno a forma di volta
Inventai l'artificio nell'anno 1536 grazie alla Geometria ed al grande lavoro d'ingegno che non ho dovuto più affrontare in seguito, così ho invece lodato immensamente Dio, poichè con un solo trait e da una sola forma di trompe si possono ricavare tutte le altre.







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