giovedì 17 marzo 2011

Buon compleanno Italia





















Oggi  si inaugurano le mostre che Torino ha messo in piedi per festeggiare il centocinquantesimo compleanno dell'Italia.
Sono stati mesi di lavoro duro, impegnativo e faticoso: so quello che dico perché ci sono stata dentro  anch'io, anche se solo  di riflesso, e ho visto crescere questa avventura giorno per giorno.  Assistere allo sviluppo di un progetto così grosso è un'esperienza molto diversa dal vedere soltanto il   prodotto fatto e finito. Ti permette di capire soprattutto che ogni giorno  ci sono milioni di intoppi  e  ostacoli e difficoltà,  che mai ti saresti immaginato,  da affrontare e risolvere.  Bene e in fretta, e sapendo per di più  di avere decine di fucili puntati addosso. 

Perciò mi autoperdono questa scivolata  retorica e confesso di essermi molto  emozionata pensando che tutta questa gente ha lavorato per  

Mi piacerebbe anche che questo post cadesse sotto lo sguardo di quel signore con alti  incarichi istituzionali che  sostiene che con la cultura non si mangia. Ma questo è un altro discorso.

Buon compleanno Italia.



lunedì 14 marzo 2011

I Vespri Siciliani

Con un allestimento dei Vespri Siciliani per la regia di Maria Callas,  nel 1973  Torino   sanciva    la rinascita del Teatro Regio dopo il disastroso incendio degli anni trenta.
Mi piace  che oggi, per la celebrazione dei centocinquant'anni dell'Italia unita, il Teatro Regio abbia scelto di portare nuovamente  in scena l'opera di Verdi, stavolta con la regia di Davide Livermore e la direzione di Gianandrea Noseda. 
Una riflessione ... sull’Italia di oggi  quella del regista,  che riporto pari pari perché  mi  sembra  del tutto  condivisibile

....... focalizzare l’attenzione sul rapporto dell’opera con la Storia e sviluppare un confronto, un dibattito, una riflessione su come la messa in scena possa tradurre ai nostri occhi contemporanei vicende e situazioni concepite per altre epoche........
 Davide Livermore che firma la regia del nuovo allestimento, così spiega il suo punto di partenza: «nei Vespri, Verdi ci racconta la Sicilia del Duecento, ma pensa all’Italia dell’Ottocento, anzi di più. Pensa all’Italia di ieri, di oggi e forse anche di domani… Credo che sia il momento di raccogliere la sfida: Verdi riflette sul nostro Paese, sull’Unità, sulla necessità di fare gli italiani dopo aver fatto l’Italia. La sua non è una celebrazione, ma una riflessione. E quindi va portata nel nostro tempo, perché è al nostro tempo che parla».



Nell'allestimento del Regio la  piazza di Palermo diventa uno scenario cupamente attuale, dominato da due maxischermi che trasmettono in diretta le immagini della rivolta, e la bara  di Federigo d'Austria avvolta nel tricolore evoca molto significativamente un'altra bara, simbolo di una violenza diversa ma altrettanto drammatica e pericolosa, e  destinata a  produrre  nient'altro che squallore e degrado








La storia si dipana  sotto lo sguardo implacabile  di una televisione vorace e oscena,   capace di trasformare  ogni cosa in  un unico imbarazzante reality show 
  
.....Nella lettura di Livermore l’invasore che priva dell’unità e dell’identità nazionale non è lo straniero, ma il sistema dei media, la cattiva informazione; «le armi di “distrazione di massa” servono a realizzare quello che Pasolini aveva capito con una forza profetica, in enorme anticipo sui tempi: il fascismo culturale… la perdita dell’identità che lui temeva si sta verificando in maniera totale. Siamo invasi dalla menzogna, manipolati dalla comunicazione».......








Tricolori sventolanti e inno di Mameli sono stati  responsabili di parecchie furtive soffiate di naso tra il pubblico (e di una modesta  riflessione della sottoscritta: Se  il Teatro Regio aspirava a   contributi economici da parte del governatore della Regione, dopo questi Vespri  ci può tranquillamente mettere una pietra sopra) .  
Diretta alla presenza del Presidente Napolitano  venerdi 18 marzo su Radiotre e su RaiStoria. Da non perdere. 



martedì 8 marzo 2011

otto marzo duemilaundici


Otto marzo,  festa della donna. E' una ricorrenza che  gli anni scorsi  avevamo  ricordato così e  ancora  così
Quest'anno gli argomenti di cui parlare non mancherebbero,  ma  le scorte  di luoghi comuni sono già state tutte ampiamente saccheggiate e  per questo  Varie ed Eventuali pensa che sulla giornata di oggi sia preferibile, oltre che salutare, osservare  un decoroso silenzio. E visto che  questo otto marzo duemilaundici  è anche   martedi grasso,  oltre ad essere il  giorno del compleanno del suo consorte,   per  ventiquattro ore filate   V.edE. eviterà di amareggiarsi ulteriormente e andrà a cucinare le  frittelle come le signore di questa vecchia  cartolina. Non senza aver prima augurato un  buonissimo  otto di marzo a tutti. 

lunedì 7 marzo 2011

Di palo in frasca: da Herzog e DeMeuron a Rudolf Laban, passando per il codirosso spazzacamino



A sud-est di Londra, ai limiti  di Deptford Creek in una zona ricca soprattutto  di autodemolitori e di  capannoni industriali abbandonati, c'è il  Laban Dance Center, che  se non è proprio la più grande scuola di danza contemporanea in tutto il mondo,  senza dubbio è una delle prime in  Europa. 




A spingerci ad  una gita   in quel quartiere  squallido e privo di attrattive turistiche  in realtà non erano stati nè la necessità di trovare uno sfasciacarrozze  nè  il richiamo dell'arte coreutica: noi volevamo semplicemente vedere con i nostri occhi, e fotografare,  la nuova sede della Scuola progettata da  Herzog e DeMeuron


Si tratta di una costruzione di rigorosa semplicità, con  facciate ricurve  rivestite da pannelli  cangianti in  policarbonato delicatamente colorato  dal turchese al magenta,   alternate  a  grandi zone vetrate su cui si riflette  il   panorama esterno, che appare  diverso  ad ogni passo.  







Molto suggestiva   la soluzione che l'architetto paesaggista Günther Vogt ha adottato per la sistemazione delle zone verdi:




 
le  ha  modellate  geometricamente creando una serie di dislivelli e collinette  erbose dalla connotazione dichiaratamente artificiale,  in mezzo alle quali ha collocato  una sorta di anfiteatro gradonato. Una realizzazione che appare molto  scenografica nonostante tutta l'area sia completamente priva di alberi. 
E questa  mancanza  non è dovuta (o non soltanto, per lo meno)  a motivazioni  di carattere estetico ma deriva dalla necessità di proteggere dagli  agguati di uccelli rapaci che nidificano sugli alberi   i pochissimi  esemplari di  codirosso spazzacamino superstiti nell'area. 















Ammirata e fotografata la scuola, mi è venuta la curiosità di conoscere il signor Rudolf von Laban  di cui fino a quel momento  sapevo all'incirca meno di zero, e sono andata   a documentarmi.  Ho scoperto una personalità che definire  affascinante  e  poliedrica può apparire perfino  riduttivo, infatti fin da ragazzino il Nostro  mostra grande attitudine per il teatro e organizza spettacoli folkloristici;  a diciott'anni crea un  mistero coreografico con   cori parlati e cantati su musiche atonali,  ed è tutta farina del suo sacco. A diciannove realizza un dipinto che, dicono,   precede le prime pitture astratte di Kandiskij. In seguito entra, ma  subito esce, dall’accademia militare di Wiener-Neustadt, va a Parigi per  studiare architettura, ma capisce che non è cosa e si dedica al  teatro e alla danza. All'inizio studia la danza accademica, ma ne percepisce il  limite e cerca di approfondire una sua elaborazione personale. Comincia ad ideare e a perfezionare  un metodo di notazione coreografica che  è passato alla storia come Labanotation, (Immagine da Wikipedia)
mentre nel frattempo prosegue  l’attività di danzatore e coreografo,  a  Monaco di Baviera riunisce  un gruppo di giovani  interessati alle sue idee e  alla ricerca di una danza  assoluta, attraverso la quale arrivare all’essenza stessa del movimento. Crede fermamente nell'intreccio tra danza suono e parola,  Tanz – Ton – Wort, che   rappresentano una  unità inscindibile.  Enfatizza il sincronismo nei  movimenti dei danzatori,  non   per costruire una figura statica da ammirare, come nella danza accademica,  ma per esprimere un'emozione in divenire. 
Crea una scuola estiva a  Monte Verità, alle pendici delle Alpi Svizzere, e qui sperimenta  il tentativo di liberarsi dai  condizionamenti sociali cercando di restituire all'uomo la piena armonia con se stesso e con la natura.  La danza diventa per Laban  il tramite attraverso il quale  mettere in relazione il corpo umano con lo spazio circostante e nello stesso tempo  la terapia per sconfiggere alienazione e incapacità di comunicare. Applica un  allenamento quotidiano basato su tecniche di improvvisazione e rilassamento, di equilibrio e disequilibrio, per portare l'allievo  alla conoscenza completa ed al controllo del proprio corpo fino ad  esprimersi  soltanto grazie alla propria fisicità. La danza a questo punto non ha più bisogno della mediazione della musica perché nasce direttamente dai  ritmi fisici  del danzatore. Laban afferma che  “ognuno è un danzatore e tutto è movimento: l’attività del cervello, il ciclo vitale delle cellule, il respiro, il battito del cuore, ogni manifestazione fisica e mentale."
Analizza il movimento e lo codifica in tutte le sue forme,  elabora  teorie scientifiche: l’Eucinetica (la teoria dell’espressione) e la Coreutica (la teoria dello spazio)  con le quali getta le basi per la danza moderna. Dopo la prima guerra mondiale passa di successo in successo, fonda compagnie,  apre scuole, nel 1928 presenta ufficialmente il suo sistema di notazione coreografica e nel 1930 è direttore della sezione danza dell’Opera di Stato di Berlino. Ma uno spirito libero e anticonformista come lui  non può andare a genio al regime nazista, che infatti lo costringe nel '38 ad emigrare in Inghilterra. Qui applicherà i suoi studi sul movimento  alla riabilitazione dei feriti in guerra, e in seguito, anche   al coordinamento dei movimenti degli operai alla catena di montaggio.  Nel frattempo fonda il Laban Art of Movement Studio, che dirigerà  fino alla  morte,  il 1 luglio 1958. 

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