lunedì 27 luglio 2009

gli amici di pentola hanno colpito ancora

Nel rispetto di quella che oramai è diventata una tradizione, in occasione dei 60 splendidi anni di Eva il catering è stato curato dagli amici di pentola. Evento impegnativo, non si voleva sfigurare ed è stato necessario un serio e laborioso periodo di applicazione per mettere a punto ogni strategia. Occorre riconoscere che nessuno si è sottratto e abnegazione e impegno sono stati totali da parte di ciascuno La festa si è svolta alle cantine Santa Clelia di Mazzè e i risultati sono stati lusinghieri, per l'occasione ci siamo perfino inventati l'uniforme: total black e faudal bianc. (per i non piemontesi: grembiule bianco) Modestia a parte, noi eravamo bellissimi e la cena è stata un successo

venerdì 24 luglio 2009

Isamu Noguchi Garden Museum

Prendete la metro Linea N o W fino alla fermata Broadway (di Queens) poi camminate per un buon quarto d'ora verso ovest fino a Vernon Street. Arriverete all'Isamu Noguchi Garden Museum, uno spazio dedicato alle opere di un artista poliedrico, statunitense ma di origine giapponese, troppo poco conosciuto dalle nostre parti. Sarebbe riduttivo etichettarlo soltanto come scultore, Noguchi infatti ha anche progettato parchi gioco per bambini, collaborato a lungo con artisti del calibro di Marta Graham e si è dedicato al design per interni. I suoi lavori in pietra, bronzo e marmo si snodano attraverso le tredici sale luminosissime e il giardino centrale e sono assolutamente affascinanti per il loro rigore, la perfezione della forma e anche per l'uso intrigante della luce. Di fronte a opere di arte astratta io che non sono un'esperta mi sono trovata sovente a guardare senza capire, una analfabeta di fronte ad una pagina scritta. Stavolta invece mi è sembrato di comprendere perfettamente l'opera e il percorso per realizzarla, ho capito o forse ho creduto di capire, ma in fondo non c'è tanta differenza, il suo linguaggio ed è stata una bella sensazione. Come dire, mi sono sentita in terra amica e non su un altro pianeta. Confortante In una sala ci sono alcuni bronzi che a prima vista uno prende per opere d'arte tout court, e invece sono plastici, strepitosamente belli, dei suoi progetti di parchi. Noguchi infatti aveva elaborato alcuni progetti per parchi metropolitani completi di terrazze piscine colline e giochi per bambini, che furono presentati a Robert Moses, la discussa figura che nella prima metà del secolo scorso ha cambiato la faccia di New York più di quanto lo stesso barone Haussman avesse mai potuto fare a Parigi. I progetti vennero puntualmente rifiutati, dice la didascalia, con profondo sarcasmo, e conoscendo le idee di Moses non sarebbe potuto essere altrimenti

giovedì 23 luglio 2009

Il mistero di Park Avenue

Era stata pensata larga e ampia per farci stare una strada ferrata sopraelevata, poi non so perchè, il progetto venne abbandonato e Park Avenue divenne uno degli indirizzi più ambiti di tutta Manhattan, un posto dove la ricchezza è tanto gonfia che quasi scoppia, come scriveva un tale nel 1929. Le cose non sono cambiate granchè e la gente che conta, ricchi banchieri e anziane botox girls in pelliccia, continua ad abitare in questi tristi condomini dalla facciata sporca e senza un balcone, più somiglianti ad un penitenziario che non ad una residenza extralusso, affacciati lungo questa grossa autostrada puzzolente dei gas di scarico trafficata e rumorosa di giorno e di notte e quasi totalmente priva di verde. Boh.

sabato 18 luglio 2009

La Morgan Library

Dicono che intorno alla fine dell'ottocento Pierpont Morgan fosse uno dei finanzieri più ricchi di tutta New York e in effetti non doveva passarsela niente male, almeno a giudicare dalla casa di famiglia in Madison Avenue tra la 36 e la 37ma strada. Era una gran bella casa ampia solida ricca di sale e saloni e con una grande biblioteca. In questa casa nel 1907, durante una delle ricorrenti crisi del sistema bancario americano, Morgan radunò più volte parecchi tra i più influenti magnati della città fino a che riuscì a convincerli a sborsare una montagna di denaro per salvare dalla bancarotta gli interi Stati Uniti, dando lui stesso il buon esempio con la firma di un assegno da trenta milioni di dollari. Urca. E Pierpont Morgan non era soltanto ricco, era anche colto. Colto, raffinato, bibliofilo e col pallino del collezionismo. Amava raccogliere libri rari, manoscritti e spartiti musicali, e così non ci volle molto perchè la biblioteca non bastasse più a contenere tutta quella mole di volumi che via via arrivavano ad arricchire la collezione. Fu necessario pensare ad un edificio nuovo, e il progetto venne affidato a Charles Mc Kim, dello studio McKim, Mead & White, cioè il più quotato dell'epoca. Stando alla larga dalle pacchianerie amate da altri facoltosi ricconi, Mc Kim progetta un palazzotto in stile rinascimento italiano, una villa bianca semplice ed elegante, che molti considerano il suo capolavoro. Nel 1924, una decina di anni dopo la morte del capostipite, il figlio John Pierpont detto Jack si rende conto che la biblioteca è diventata oramai troppo importante perchè resti un affare privato, e decide di aprirla al pubblico. Il successo è ovviamente notevole, la Morgan Library continua a crescere e di nuovo c'è bisogno di progettarne un ampliamento. L'incarico viene affidato a Renzo Piano, che realizza un edificio di raccordo tra la villa originaria e la biblioteca, bianco, essenziale e luminosissimo. L'inaugurazione avviene nel maggio 2006. Tanto per dare un'idea della miniera di meraviglie della Morgan Library, sappiate che possiede disegni di Leonardo, incisioni di Durer (Durer ha i puntini sulla u, lo so ma non li so mettere) ben tre esemplari, dei dieci esistenti sulla faccia della terra, della Bibbia di Gutenberg, spartiti musicali con annotazioni e correzioni autografe di Beethoven e Mozart, e in una sola sala potrete vedere nientepopodimenoche un manoscritto di Jane Austen, la foto di Mark Twain, un album zeppo di schizzi di ballerine di Degas, un manoscritto di Hemingway, una copia autografata dall'autrice delle avventure di Babàr e, roba da far tremare le ginocchia, addirittura quello che vedete qua sotto: la lettera in cui Vincent Van Gogh racconta a Paul Gauguin della sua stanza di Arles, e la correda con un disegnino. La sedia impagliata, il letto, la finestra, il comodino con il catino e la brocca. Uno schizzo veloce ed è già il quadro. Lì sotto i vostri occhi. Emozionante. Purtroppo il custode inflessibile non mi ha permesso di fotografarlo, l'immagine che vedete è stata presa dalla rete

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