giovedì 19 gennaio 2012

Le Corbusier - capitolo primo

Sono tornata da Parigi con un consistente malloppo di foto delle  architetture di Le Corbusier ed era da un po' che pensavo a come affrontare  il discorso ma dal momento che l'incipit geniale proprio non voleva venir fuori ho deciso che si poteva anche  farne a meno.
Va detto soltanto che di sua roba da vedere, a Parigi,  ce n'è tantissima un po' per tutta la città e   noi ce ne siamo fatta  una vera abbuffata ma  rassicuro gli aficionados:  vi affliggerò con  un estratto abbastanza contenuto.   

















Preambolo indispensabile: appena arrivato a Parigi Le Corbusier, che all'epoca era ancora soltanto Charles-Edouard Jeanneret-Gris, aveva lavorato nello studio  di Auguste Perret, un ingegnere e costruttore che già  nel  lontano 1903 aveva edificato  in Rue Franklin 25 questa  bella casa ad appartamenti

in cui era stata utilizzata per la prima volta  una  struttura portante in cemento armato. 

Si trattava di una  rivoluzione vera e propria, in quanto per far stare in piedi una struttura di  cemento armato, al posto di spessi  muri portanti in pietra o laterizio, era  sufficiente costruire una sequenza di pilastri esili e  distanziati tra loro. Questo  non soltanto aveva permesso   l'apertura di  finestre  più ampie sulla  facciata, ma  soprattutto aveva  liberato gli spazi interni  dal pesante condizionamento di muri  ingombranti e inamovibili. 
La lezione di Perret porta il giovane  Jeanneret ad elaborare una sua  architettura, che si fonda su cinque punti:
1) Pilotis (pilastri liberi non legati  da  muri di tamponamento)  al piano terra, che non soltanto isolano la costruzione dall'umidità del terreno ma  lasciano lo spazio disponibile   per  un giardino o per parcheggiare l'auto.
2) Tetto-giardino: dato che la  struttura in cemento armato può sopportare sovraccarichi   notevoli, impensabili in precedenza,  i  solai di copertura diventano terrazzi e sono calcolati  in modo da  reggere un carico  di  terra sufficiente per piantarci alberi e fiori



3) Pianta libera,  cioè  spazi interni ripartiti nella più totale libertà grazie allo scheletro strutturale  che elimina le murature portanti 
4) Facciata libera: essendo la struttura portante costituita solo  dai solai orizzontali e dai  pilastri verticali,  compito esclusivo dei  muri resta   quello di   tamponare i vuoti e   questo permette di   utilizzare qualsiasi  tipo di materiale
5) Finestra a nastro: la facciata può   essere tagliata per tutta la sua  lunghezza da una finestra, dando così  una straordinaria illuminazione  interna ed un contatto più diretto con l'esterno.
E dopo queste poche informazioni stile bignami il    tour comincia, ça va sans dire,  dalla  Fondazione Le Corbusier    che è ospitata nella Maison La Roche e Janneret,  due ville in  Rue du Docteur Blanche  progettate nel 1923 per il fratello Albert Jeanneret e per l'amico Raoul La Roche, ricco  banchiere e collezionista d'arte.












L'interno è un  susseguirsi di ambienti che dopo  novant'anni  continuano ad apparire straordinariamente  attuali,





il   soggiorno che prende luce dalle alte  finestre  a nastro



  si collega  al piano di sopra per il tramite  di   una scenografica rampa  





Arredi fissi appositamente realizzati in loco (qui  il  tavolo nero dalla superficie a specchio o  la originale composizione policroma  in cemento)  diventeranno un altro  suo segno caratteristico inconfondibile e si ritroveranno, variamente declinati, in tutte le sue opere. 


In soggiorno non ci sono  lampadari ma   un    diffusore   in metallo verniciato che, staffato lungo una parete,   illumina con discrezione senza gettare  ombra sui  quadri   



e sopra la porta che si apre sul  giardino un ancora più sorprendente tubo  con una lampadina all'estremità. Molto sobrio e molto chic.




Altra gran bella villa, che  purtroppo abbiamo potuto vedere soltanto dal di fuori, è quella che si trova al numero 53 di Avenue Reille. 
Costruita nel 1922 per il pittore  Amédée Ozenfant, è la prima opera di  Le Corbusier a Parigi. I due si  erano conosciuti un paio di anni prima e avevano scoperto di pensarla allo stesso modo, tanto che  avevano fondato insieme  la rivista L'Esprit Nouveau , ed era stato  Ozenfant a inventare lo pseudonimo con cui  Charles Edouard Jeanneret firmava i suoi articoli diventando  così per tutti e definitivamente, soltanto  Le Corbusier.  
Nell'Esprit Nouveau  Ozenfant e Le Corbusier affermavano la necessità che l'Arte tornasse ad essere espressione di forme geometriche semplici e pure,  superando le astrazioni intellettuali di un  cubismo che, diventato movimento alla moda, si era involuto  in un  manierismo  svuotato di significato.  
Aperta non solo alle arti e alle scienze umane ma anche all'architettura, la rivista divulgava le idee sull'architettura portate avanti già da  Adolf Loos,  nemico dichiarato  di qualsiasi tipo di   decorazione. 




Ma l'incontro dei due ha avuto una conseguenza ancora più incisiva sulla vita privata del Nostro: Ozenfant era infatti anche animatore di uno spazio espositivo nella sartoria di Germaine Grégoire, sorella  di Paul Poiret, celebre couturier dell'epoca. Qui  Le Corbusier, o L.C., come  amerà   firmarsi ogni tanto,  si  innamora di una delle modelle, Yvonne Gallis. La sposa, e in seguito  scriverà:  donna di grande cuore e di grande volontà .... angelo del focolare, del mio focolare, per 36 anni. 



Rispetto al progetto originario la  villa è stata modificata e la primitiva copertura a shed che inondava di luce lo studio del pittore  è stata sostituita nel 1946  con la terrazza piana che si vede oggi, mentre all'interno i grandi  spazi liberi  sono stati suddivisi in tante piccole camere. Forse è stato un bene non poterci entrare
















9 commenti:

ivana ha detto...

Cara Dede!
Preambolo inutile...hai fatto un trattato lineare, intelligente, come sempre, potevi insegnare la storia dell'arte alle superiori (l'hai forse fatto?)!

Grazie per queste lezioni stupende, accattivanti, stimolatrici!
Complimenti per le immagini, hai centrato proprio la luce, le linee, la prospettiva che rivelano bene l'architettura di L.C.
Un abbraccio!

Puddin ha detto...

Finestre che fanno entrare luce - nastri di luce non coperte da persiane(oddiose invenzioni anti luce)....che bel biniami hai costruito per noi! abbraccio da ponente P

Duck ha detto...

Sempre interessante venire qui ad ascoltarti.
L'ultima villa mi piace moltissimo (posso dire che mi piace di più con la terrazza piatta invece che a "denti", come nel progetto originale?). Che studio meraviglioso doveva essere quello del pittore Poiret con tutta quella luce e quel verde!
Saluti affettuosi

Nela San ha detto...

Era veramente un grande. Se penso che gli avevano commissionato addirittura il piano urbanistico della città di Chandigarh in India. Bye&besos

lucio tuzza ha detto...

Lezione molto bene espsta. Complimenti.
Io, invece, mi esprimo così:
http://www.archilovers.com/lucio-tuzza/103956/

Grazia ha detto...

Grazie tante, davvero.Comincio piano poano a entrare nel mondo di Le Corbusier e spero,seguendoti passo passo, di riuscire anche ad amarlo.Le foto sono bellissime e rendono giustizia a un'architettura che si apprezza anche, e soprattutto,nei particolari

dona ha detto...

Ma era sul serio un genio! Non avrei mai creduto che la Maison La Roche e Janneret fosse stata progettata quasi cent'anni fa. E' davvero bella e rivoluzionaria.

dede ha detto...

che dire, grazie a tutti per i commenti come al solito troppo indulgenti

Giuliana ha detto...

Dede, quanto mi piace quello che racconti! Da ignorante in materia quale sono, imparo sempre qualcosa di più qui da te....

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