lunedì 3 novembre 2008

Orchard Street e il Lower East Side Tenement Museum

Orchard Street, il centro dello storico Bargain District, il centro degli affari, è più o meno nelle vicinanze di Houston Street. Le case hanno un aspetto decisamente fatiscente e anche i negozi , nonostante le insegne dal nome accattivante, non sembrano proporre l'ultimo urlo della moda. Eppure, mi dicono sia il posto ideale per chi intende rifarsi il guardaroba di scarpe pellicce e qualsiasi manufatto abbia attinenza con la pelle, a prezzi ultraconvenienti. Io ci credo a scatola chiusa e riferisco per dovere di cronaca, ma essendo per principio contrarissima ad abbigliarmi di cadaveri altrui, se fosse stato solo per cercare pellicce a buon mercato dubito assai che mi sarei mai sognata di metter piede in Orchard Street. Io sono arrivata qui per trovare qualche traccia dei vecchi famigerati sweatshops, i negozi del sudore, le sartorie industriali in cui, in inverno come in estate, decine e decine di operaie cucivano abiti a ritmi infernali, in stanzoni sovraffollati dove una stufa perennemente accesa permetteva di stirare i vestiti appena fatti. Delle sartorie non è rimasto nulla che sia visibile, oramai nel Lower East Side sono quasi tutti negozi e le sartorie sono state spostate altrove, anche se non è affatto sicuro che le condizioni di chi ci lavora siano diventate paradisiache. Al numero 90 di Orcahrd Street è possibile visitare l'ottimo Lower East Side Tenement Museum, che mostra in maniera molto interessante attraverso fotografie e testimonianze come doveva essere la vita degli immigrati (dura, durissima senza possibilità di dubbio) e permette di farsi un'idea abbastanza significativa di una abitazione popolare della metà ottocento. Il museo organizza anche due tipi di visite guidate: " Getting By: Wheathering the Great Depression of 1873 and 1929" e "Confino Family Apartment Tour", oltre ad offrire grazie all'accompagnamento di competenti e gentilissimi volontari una visita in giro per l'intero quartiere.

4 commenti:

antonietta ha detto...

ciao, buona giornata.Sempre + adoro NY:ieri sarei perfino venuta alla Maratona, pur di calcare il suolo di NY

ivana ha detto...

Ciao dede,
un argomento serio, amaro...non si deve andare molto lontano...anni sessanta, boom in evoluzione, da noi inizia l'era della maglieria, Carpi e tutte le province intorno in fremente crescita, a condizioni durissime! Un passaggio epocale, la donna della campagna che conosce il mondo dell'artigianato e dell'industria...ricordi il film che descriveva questo mondo? Non ricordo bene i personaggi, ma descriveva bene quel periodo!
Mia cugina aveva solo uno stanzone come appartamento, il letto a una parete, la macchina maglieria ai piedi del letto, un dipanatore, rocche di lana dappertutto, il viaggio in mosquito, la bicicletta motorizzata, per portare pacchi di maglie a Carpi e il ritorno con altrettanto peso di pacchi di matasse di lana!!!!!
Il prezzo del progresso materiale è davvero alto, a tutte le latitudini!
Ma uno su cento ce la fa: ora è un marchio internazionale!!!!

Carissima..se permetti lo metto come risposta trasversale al tuo post nel mio blog!

Un abbraccio!
Grazie per le riflessioni!

dede ha detto...

grazie ad entrambe per la visita, è sempre un piacere leggere i vostri commenti. Mi riprometto di rispondere puntualmente, ma il più delle volte il tempo mi scorre via senza che me ne accorga

Stefania Campanella ha detto...

Grazie della dritta museo, sembra interessante. The City

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