venerdì 27 giugno 2008

il pizzaiolo fondamentalista

Chiariamo subito: io non sono una di quelle che pretendono di mangiare all'italiana anche in capo al mondo, anzi. Mi piace tutto e ho sempre sbandierato a destra e a manca che assaggiare la cucina del luogo è una delle tante cose per cui vale la pena di fare un viaggio. Ma come dappertutto, anche per me esiste la fatidica eccezione che conferma la regola, e si chiama Una pizza napoletana. E' una vera autentica tradizionalissima pizzeria napoletana trapiantata nel Village, e il suo proprietario, Tony Mangieri, è un fondamentalista, uno che si farebbe tagliare una mano piuttosto che mettere una fetta di salame o un pezzo di peperone su una delle sue pizze. Per lui, solo acqua sale e farina, e impasto rigorosamente fatto a mano. Niente lievito di birra e un forno a legna, savasandìììììììììr Offre un menu che credo sia il più striminzito di tutta New York: quattro soli tipi di pizze, niente insalate niente dolci, niente che possa ricordare le mastodontiche untissime e superaccessoriate pizze americane. Vino acqua e birra, ma niente bibite dolci e gasate, e alla fine solo caffè fatto con la napoletana, accompagnato da un quadretto di cioccolato di Modica. stop. Così facendo, Tony è diventato una star, fotografato intervistato e citato sui giornali più prestigiosi. Ma tutte queste belle qualità non sarebbero state sufficienti a spingermi a caldeggiare la pizza napoletana di Tony, mentre c'è un particolare che, da solo, mi è bastato per far balzare questo tatuatissimo giovanotto in cima alle mie preferenze culinarie nella Grande Mela. Anthony ha affermato pubblicamente che la mia cucina è la migliore tra le cucine casalinghe che lui abbia mai assaggiato, e per un ragazzo italo americano che rimpiange i manicaretti della nonna bisogna riconoscere che questo è un complimento davvero grosso. Perciò, se per una sera vi punge la nostalgia di una buona pizza fatta come a Napoli, sapete dove andare. Dimenticavo: se ci capitate di giovedi sera, potreste essere serviti al tavolo dalla figlia emigrante

5 commenti:

comidademama ha detto...

Bellissimo post e andrò finalmente ad assaggiare una vera pizza napoletana, tanto decantata dal papà di Marco, perchè in 37 anni di vita non l'ho mai assaggiata.
Per me la pizza in America è un piatto nazionale come in Italia,così come lo è il pretzel o il bagel e così via, fanno parte delle persone che hanno fatto diventare gli USA quello che sono.

OT Savall e Scabin è un pezzo di paradiso, come hai ragione.

ivana ha detto...

Dede....

complimenti per tutto!
e di corsa ci andrei a mangiare la pizza, a quelle condizioni....
Un saluto a tutta questa bella gente!!!!
Un abbraccio!

ciauuuu!!!!

Artemisia Comina ha detto...

questa sì che è una guida di ny (faccetta amorosa)

Esther ha detto...

Senza lievito? Neppure uno zic?
Molto interessante. Come fa ad alzarsi?
Naturalmente anche il resto è molto interessante, come sempre.
Ci metto anche io la faccetta amorosa. Te la meriti, Dede.

dede ha detto...

coma fa ad alzarsi? con un panetto della pasta del giorno prima prepara l'impasto alla fine della serata, dopo aver ripulito il locale e prima di andare a dormire. lascia lievitare tutta la notte e il giorno dopo rilavora.
grazie a tutte per le faccette di approvazione, fanno un grande piacere

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