sabato 3 novembre 2007

Se vinco al Superenalotto

uno di quei discorsi scemi che si fanno dopo cena tra amici. Se vinco al Superenalotto mi faccio... già, che mi faccio? E’ vero che sono discorsi che lasciano il tempo che trovano, ma fanno trasparire il carattere di una persona più di quanto non si pensi. Sono segnali molto molto significativi. Io ad esempio so benissimo cosa farei se vincessi uno zuppiliardo di euro. Lasciamo stare le cose ovvie, quelle che ognuno farebbe tipo regalare la casa ai figli, fare il giro del mondo e comprarsi una macchina nuova. Io mi imbarcherei in un’impresa grandiosa, che so: costruire un acquedotto nel deserto, istituire una università in Chissàdove, regalare la Gioconda al Museo di Givoletto. Con tanto di targa col mio nome a caratteri cubitali, a imperitura memoria. Mi chiedo se questa sia generosità, o non invece desiderio di passare alla storia per vie traverse, avendo la consapevolezza di non poterci arrivare per meriti personali. Me lo chiedo, ma diffido chiunque dal darmi una risposta. C’è un fatto incontestabile, comunque: io, da sola, non riesco a godermi proprio niente. Per dire, al pranzo di Natale inviterei anche il tizio che fa la fila davanti a me, ma non è detto che questo sia un pregio, anzi mi è stato fatto notare più volte con garbo che non sempre e non tutti apprezzano. Non ci posso fare niente, è che mi disegnano cosi, come Jessica Rabbit. Per questo mi sono grandemente sorpresa quando un’amica se ne è uscita dicendo che lei si comprerebbe un Van Gogh per metterlo in cassaforte e guardarselo in perfetta solitudine, sapendo di essere l’unica al mondo a poterlo fare. In cassaforte. Di nascosto. Con la paura che te lo possano rubare. No no non ci sto, a queste condizioni il Van Gogh è molto meglio non averlo per niente. Però l’acquedotto non è poi mica una cattiva idea. Vado che tra poco chiude la ricevitoria.

2 commenti:

sandra_le ha detto...

Tifo per l'acquedotto, of course.
sandra

Artemisia Comina ha detto...

io invece vorrei proprio sapere come fa a fregarsi la gioconda...(poiché il danaro non basta, penso darebbe il meglio di sè).

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