mercoledì 20 agosto 2008

Ciorba mamaliga e sarmale

Mia madre non ha mai cucinato e per lei il cibo non è mai stato altro che una noiosa formalità, invece mio padre ogni tanto amava spignattare, e quando decideva di farlo ovviamente mobilitava tutta la famiglia. Più che in una cucina, sembrava di essere in una sala operatoria: il luminare della chirurgia con intorno un nugolo di assistenti, ciascuno con un compito preciso. Ordini secchi e risposte efficienti, tale e quale come in E.R. Padella - padella - padella. Mestolo - mestolo - mestolo. Non ricordo se ci fossero addetti a detergere il sudore dalla fronte del primario, ma in fondo è un dettagli trascurabile. E alla fine del rito, il campo di battaglia era come Hiroshima dopo l'esplosione. Perciò ben prima di questo viaggio sapevo già parecchio della gastronomia rumena, e alcuni dei suoi piatti fanno parte stabilmente delle nostre abitudini familiari. Non è pensabile, per dirne una, immaginare a casa mia un pranzo di pasquetta senza i mititei, che sono salsicciotti a forma di sigaro, profumati di spezie e preparati con un misto di carni, non esattamente magre, che bisogna lavorare a lungo con le mani e compattare con l'aggiunta di un po' di acqua e bicarbonato prima di passarli a cuocere sulla brace. E le mie figlie parlano di ciorba, e non di minestra. Buffo, non me ne ero mai resa conto e me l'ha fatto notare Elisa dopo che siamo tornati a casa. In fatto di cibarie non ero una novellina dunque, e così quando ci siamo trovati in questo ristorante con cucina open air, ho fatto la mia porca figura di fronte alle cuoche che credevano di prendermi in castagna, perchè sapevo benissimo che nei piatti non c'erano polenta e involtini di verza, ma mamaliga e sarmale

giovedì 14 agosto 2008

Giochino scemo di ferragosto

Per chi in questa giornata pigra di quasi ferragosto non avesse di meglio da fare, ecco un giochino. Ho scritto giochino scemo, ma in fondo, scemo non lo è mica tanto. Qui di seguito ci sono un po' di foto: alcune sono state scattate a New York, altre durante il viaggio in Romania. Io non sono così tanto sicura che sia facile distinguere le une dalle altre, si accettano scommesse. Dimenticavo: la soluzione alla prossima puntata...... Foto 1 Foto 2 Foto 3 Foto 4 Foto 5 Foto 6 Foto 7 Foto 8 Foto 9 Foto 10 Foto 11 Foto 12 Foto 13 Foto 14 Foto 15 Foto 16 Foto 17 Foto 18 Foto 19 Foto 20

Draculaaaaaaaaaa!

Nonostante vox populi dica che Bran è il Castello di Dracula, questo non è assolutamente vero. Vlad Tepes, il sanguinario principe valacco vissuto nel XV secolo non ha fatto erigere questo castello la cui costruzione risale al 1382, e per la precisione, non è nemmeno a lui che Bram Stocker si è ispirato per tratteggiare il personaggio del suo conte vampiro. Il castello fu invece realizzato per difendere il passo dai Turchi, dal momento che il paese di Bran si trova strategicamente sistemato su un colle a cavallo tra i monti Bucegi e la catena della Piatra Craiului, sulla principale via di comunicazione tra la Transilvania e la Valacchia. Intorno agli anni venti fu abitato dalla regina Maria, che seduta a queste finestre ammirava il panorama e si dedicava alle letture ed ai lavori di ricamo ma che pare si concedesse anche svariate distrazioni intrattenendo molto amichevolmente i giovani soldati di stanza al castello mentre il re era in altre faccende affaccendato ( il gossip non è riportato su nessuna guida turistica, ed io ne sono stata resa partecipe, come di una confidenza privata, in virtù delle mie ascendenze romene, e al saperlo non ho potuto fare a meno di chiedermi se questa non sia la vera ragione per cui la regina ha preteso che dopo la morte   il suo cuore fosse portato  a Bran). Il Castello fu la residenza estiva della famiglia reale fino al 1947, anno della forzata abdicazione di re Michele di Romania. Sarà perchè abitato fino a epoca recente, sarà perchè il richiamo turistico è particolarmente rilevante, resta il fatto che il castello è in ottimo stato di conservazione ed è ancora completo di arredi e suppellettili che gli conferiscono un aspetto borghese che poco ha a che vedere con pipistrelli, bare e mantelli a ruota. Niente affatto minaccioso, dunque, ma perfetto come sfondo per le fotografie delle orde di turisti che lo invadono ogni giorno e che si disperdono poi in paese tra le innumerevoli bancarelle di magliette e souvenir. Per chi fosse interessato a saperne un po' di più: l'autentico Vlad Tepes conosciuto come Dracula e il cui nome da queste parti si ritrova un po' dappertutto, in realtà era nato a Sighisoara, e fu principe sanguinario sì, ma non vampiro.

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