venerdì 1 luglio 2016

Folies Bergère


Le Folies Bergère, che contende al Molin Rouge la palma del più famoso locale di intrattenimento di Parigi, apre i battenti nel maggio 1869.  Nasce  come teatro di varietà col nome di   Folies Trévise,

il nome della strada adiacente. Lo ha progettato l'architetto Plumeret e lo ha fortemente voluto una certa Madame Cornelie, attrice e socia della Comédie-Française, la quale, legata da  "affettuosa amicizia" ad un alto papavero dell'amministrazione comunale, riesce  (ma guarda un po')  a far abrogare la legge che limitava la costruzione  di nuove sale di spettacolo. 
E' un locale ispirato  ai cafè–chantant e ospita spettacoli leggeri ma questo non garba alla  famiglia Trévise, che  trova disdicevole che il suo nome venga accomunato a cantanti e ballerine. Per fortuna un'altra strada adiacente al teatro è  via Bergère,   nessuna famiglia Bergère trova da ridire o forse non esiste nessuna famiglia Bergère, fatto sta che nel giro di due o tre anni  il Folies Trévise diventa Folies Bergère.
E' teatro e ristorante e allestisce  balletti, operette pantomime e vaudeville. Artisti  uomini politici e nobiltà corrono estasiati a vedere  illusionisti e incantatrici di serpenti, ma soprattutto le evoluzioni danzerecce di  Loie Fuller.

Manet vi ambienta uno dei suoi quadri più famosi e lo sguardo assente  della giovane barista resta impresso come uno dei più malinconici che siano mai stati dipinti.















Negli anni venti calcano le sue scene   attori emergenti come Jean Gabin e un giovanissimo Charlie Chaplin,  e ogni volta che Josephine Baker balla col  suo gonnellino di banane viene giù il teatro a furia di applausi

Nel 1935 Maurice Chevalier  gira l'Homme Des Folies Bergere


Film che di sicuro è stato visto anche da  Gene Kelly (guardare il film di Chevalier dal minuto 3:25)


All'esterno  il teatro è decorato da sbalzi  di grande bellezza che credo siano stati realizzati intorno ai  primi anni del novecento, ma sul cui autore non sono riuscita a trovare neppure una parola 



sono linee purissime e rigorose che si ripetono  anche nella sala, sui parapetti della galleria















Gli spettacoli sono sempre molto curati, con artisti di ottimo livello  belle scene e splendidi costumi che ovviamente è vietatissimo fotografare













Sarebbe tutto perfetto se non ci fosse la caduta di gusto un po' pacchiana della  moquette opulenta e dei candelabri in stile Barbie del  foyer.  Ma  è un peccato veniale e lo perdoniamo.













2 commenti:

Nela San ha detto...

Divertente la storia sul cambio di nome (anche se ovviamente la famiglia Trèvise di divertente ci trovava ben poco) e gli sbalzi della facciata sublimemente eleganti.
Buona domenica, Dede.

Dede Leoncedis ha detto...

Buon lunedi a te, cara Nela San

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