venerdì 12 settembre 2008

Favole e Castelli

Sono sempre stata una pessima raccontatrice di fiabe. Quando le mie figlie erano piccole alla tivù impazzavano cartoni giapponesi tipo Goldrake e roba del genere, però capitava ancora qualche volta di raccontare una favola e io, forte degli insegnamenti libertari del dottor Spock, mi trovavo in grande difficoltà. Angustiare le povere bimbe col racconto di fiammiferaie congelate e soldatini di piombo suicidi, atterrirle con la storia di Pollicini abbandonati dai genitori o rifilare loro senza tanti giri di parole le storie sadiche e grondanti sangue dei fratelli Grimm? Non mi convinceva neppure il fatto che il cacciatore per salvare Cappuccetto Rosso conficcasse il coltello nel peritoneo del lupo, e così avevo elaborato un finale molto meno cruento: prima che la nonna venisse ingurgitata il cacciatore tirava fuori dalla bisaccia lo spray antipulci, e il lupo se la dava a gambe. Più o meno la storia restava la stessa, ma senza brandire armi da taglio ci facevano tutti una figura migliore, no? Il mio pezzo forte però era Cenerentola, per lo meno non c'erano fatti di sangue anche se ammetto di non aver mai saputo dare una spiegazione convincente del come matrigna e sorellastre se ne potessero andare senza rimorsi al ballo lasciando la povera Cenerentola a pulire la cenere. L'avrò raccontata decine di volte, la storia di Cenerentola. Con la fatina che trasforma la zucca in carrozza, il principe, il rintocco della mezzanotte e la scalinata da cui rotola la scarpina di cristallo. E il castello. Un bellissimo castello fatato in mezzo ai boschi. All'epoca non sapevo neanche che esistesse, dal momento che l'ho visto per la prima volta un mese fa, ma adesso giurerei che mentre raccontavo la fiaba immaginavo proprio il castello Peles, tale e quale.

3 commenti:

la belle auberge ha detto...

che magnificenza!

Artemisia Comina ha detto...

ennò, dai, le fiabe sono truculente, sennò...

PS: ma tu, da bambina, ti sei vestita mai da damigella ecc.?

dede ha detto...

damigella? mai. una volta all'asilo da fatina, ho ancora da qualche parte una foto in cui sotto l'abito di voile spuntano calzettoni e scarponi con le stringhe. Fuori nevicava

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