lunedì 1 ottobre 2007

Sabato sera









Anno importante per noi del 47: compiamo sessant’anni.
sessanta. Scopro l’acqua calda, lo so, ma sinceramente, compiere sessant’anni fa una certa impressione. Sarà per questo che lo si celebra con grandi festeggiamenti. Anche chi di solito glissa e preferisce ignorare l’avvicendarsi sempre più frenetico dei compleanni, allo scoccare dei fatidici sessanta richiama intorno a sè tutti gli amici.
E dal momento che i miei amici sono per lo più vecchi compagni di liceo, stiamo trascorrendo questo 2007 tra feste festicciole e festine, più o meno come ai tempi del ginnasio, quando al sabato pomeriggio ci si trovava a casa di uno o dell’altro.
All’epoca i jeans non facevano ancora parte dell’abbigliamento comune, e per andare alle feste ci si vestiva bene, noi ragazze tutte uguali, abito di velluto nero guarnito da una ruche bianca in fondo, i capelli legati a coda con un fiocco nero, scarpe di vernice e collant bianchi. Non chiari, proprio bianchi. Mia madre diceva che le facevano impressione perchè facevano le gambe da infermiera, e io pensavo che non capiva niente. I ragazzi in giacca e cravatta, con il pacchetto di sigarette in mano e il ciuffo ribelle sulla fronte.
Panini e bignole, coca cola e aranciata. In pratica una merenda, ma era più chic chiamarlo buffet.
Si ballava. Caspita quanto si ballava con un mangiadischi e una caterva di quarantacinque giri. A quindici anni abbiamo ballato tutti tantissimo, anche chi adesso ha la faccia tosta di negarlo. Quest’anno è ovviamente tutto diverso. Non più pomeriggio ma la sera, buffet più ricercato, poche sigarette perchè ormai siamo tutti salutisti, e ancora meno ciuffi ribelli sulla fronte. Si balla più raramente e sono completamente scomparsi i collant bianchi. Fanno le gambe da infermiera.


Precisazione doverosa. nelle foto c'è una signora che ripetutamente taglia torte: non è sempre il suo compleanno, è stata da anni incoronata tagliatrice ufficiale.














7 commenti:

Artemisia Comina ha detto...

sì, ma la tua torta qual'è?

dede ha detto...

la mia torta? Io sono nata il 10 novembre ...

Anonimo ha detto...

Mi hai dato ricordi che non ho. Della mia adolescenza ho memoria soltanto di jeans e mocassini con il cent americano infilato sulla linguetta.
Mi ricordo anche che ero l'addetta al cambio dei dischi, le poche volte che ho frequentato quelle che qui si chiamavano "festine".
Presto ho smesso di andarci, visto che nessuno mi invitava a ballare e ho fatto come la volpe con l'uva.
Ricordo certi vestitini estivi stile B.B!
sandra_le

dede ha detto...

Nel mio liceo credo non sia mai passato per la mente di nessuna allieva di indossare i jeans a scuola. Un mio compagno, uno di quelli che compaiono nelle foto di oggi, fu addirittura spedito a casa una mattina alle soglie della maturità, per la sua Lacoste gialla troppo vistosa.
I primi calzoni (non jeans, assolutamente!) li ho osati al primo anno di università, dopo aver vissuto un'esperienza traumatizzante che un giorno o l'altro racconterò. Forse.

Cristina ha detto...

Pensa che nell'evoluta Germania del Nord le ragazzine "esterne" arrivavano tutte in pantaloni (freddo becco, a quei tempi!), ma si cambiavano prima di entrare in classe.
La mia mamma sosteneva che per un abito e un costume da bagno neri bisognava avere almeno 30 anni. Ho avuto entrambi a molti di più. Infatti ho sempre fatto tappezzeria, tirando un sospiro di sollievo.
;-)

Artemisia Comina ha detto...

anch'io ho fatto tappezzeria. ma com'è, visto che eravamo palesemente così belle? c'è qualcosa sotto...

dede ha detto...

Artemisia, che tasto dolente hai toccato: nella mia compagnia, come si diceva ai tempi, c'erano molti più ragazzi che ragazze e non si faceva tappezzeria. Il fatto è che i belli invitavano sempre e solo le bellissime, e io non ero tra quelle. Io ero la dama dello sfigato di turno, che ballando mi raccontava dei suoi amori non corrisposti. Eppure c'è chi ricorda l'adolescenza come il periodo più bello della vita. Forse le bellissime di cui sopra?

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